Tutela dei lavoratori e qualità dei servizi vengono prima dei calcoli economici

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Firenze, 18 febbraio 2024: otto operai perdono la vita sotto le macerie di un supermercato in costruzione. Erano dipendenti di 3 diverse imprese. Diversi con contratto da “metalmeccanici”. Sette di loro africani, due clandestini, non ancora precisato quanti “in nero”. A giorni di distanza per due vittime ancora impossibile determinarne l’identità.

Gare al massimo ribasso; subappalti a cascata; concorrenza sleale; vendite sottocosto; tagli ai costi per la sicurezza; lavoro “in nero”. Sono queste alcune tra le principali cause degli infortuni e delle morti sul lavoro nonché della condanna per i consumatori finali ad accontentarsi di bassa qualità dei servizi e dei prodotti. E questa “pena”, inflitta soprattutto a chi non può permettersi il costo della qualità, assume note di tragicità quando ne vanno di mezzo la salute, la dignità e la vita stessa di molte persone.

Correva l’anno 2018. Eurospin (ma questa è solo una citazione a titolo di esempio calzante per tutta la Grande Distribuzione Organizzata, Discount in testa) acquista 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro con il meccanismo cosiddetto della “asta al doppio ribasso”. Semplificando: l’acquirente lancia un’asta pubblica (nella fattispecie online); raccoglie le diverse offerte; utilizza la più conveniente per rilanciare una seconda asta utilizzando questo prezzo come “base d’asta”; i nuovi partecipanti alla gara si vedono costretti a ulteriormente ribassare il prezzo di vendita del prodotto. Risultato finale: i produttori incassano 0.31 centesimi a bottiglia!!!

Visto che operazioni analoghe erano prassi per molti marchi della GDO, ancor di più sfruttando la crisi della pandemia CONVID 19, grazie ad una campagna di lobbying animata dall’Associazione “Terra”, l’Unione Europea adotta un regolamento che vieta la pratica del doppio ribasso, senza tuttavia agire sui danni subiti dagli agricoltori vessati da questo sopruso, oggi comprensibilmente incazzati dai loro trattori in strada.

Qualcosa di analogo ricorre nella stragrande maggioranza degli Enti pubblici con le gare al massimo ribasso che ormai contraddistinguono quasi tutti gli appalti pubblici sia di servizi che di forniture. Sempre più spesso, i bandi di gara vengono costruiti sulla base di prezziari elaborati da tecnici specializzati della stessa Pubblica Amministrazione come le Regioni di appartenenza. Peraltro, si tratta di prezzi stabiliti, verificati, adottati che mal giustificano i compensi elargiti a tecnici ingaggiati per eseguire elementari “copia-incolla” nei documenti di gara pubblicati dai vari Comuni. Ora, se tali prezzi sono stabiliti da competenze ed esperienze stra-verificate, quindi ritenuti adeguati, mal si comprende la richiesta di “massimo ribasso” ovunque imposta come criterio di selezione dell’aggiudicatore. Incomprensione che diventa totale, allorché, come ad esempio nel caso del Comune di Cantù per la gara di manutenzione del verde pubblico, la base d’asta è fissata con un ribasso di default del 20% rispetto ai suddetti prezzi. Risultato finale: la gara viene aggiudicata da un ribassista del 37% operato su quel meno 20% di partenza!!!

Visto che tale modo di procedere è divenuta norma per le Amministrazioni locali, grazie alle pressioni esercitate dal Forum Permanente del Terzo Settore, nel 2017 si è proceduto all’adozione del Codice del Terzo Settore che ha condotto, lo scorso anno, ad una profonda revisione del Codice degli Appalti che, per porre rimedio a simili storture, prevede diverse modalità di assegnazione dei servizi senza ricorrere al massimo ribasso.

Torino, dicembre 2021: crollo di gru su un palazzo; Monopoli, maggio 2023: distacco di una roccia in cantiere; Brandizzo, agosto 2023: strage sui binari ferroviari; Firenze, febbraio 2024: la tragedia citata a inizio articolo. Sono alcune delle sciagure venute alla cronaca nelle quali sono rimaste vittime più persone contemporaneamente. Pur di sottostare alle condizioni richieste dai bandi pubblici e aggiudicarsi le commesse, molte imprese ricorrono a piccoli imprenditori in subappalto ulteriormente stressati dai prezzi applicati a valle dell’inoppugnabile margine trattenuto dall’appaltante. In assenza di legislazioni cogenti in materia, anzi con la compiacente benevolenza della Pubblica Amministrazione, a conoscenza e connivente con tali pratiche, si perpetua lo scandalo di un sistema produttivo malato, che in nome del guadagno da preservare in qualsiasi condizione e in qualsivoglia situazione non esita a mettere a repentaglio vite umane. E se ciò non bastasse, ci ha pensato il Ministro Salvini fautore della completa liberalizzazione del subappalto da lui introdotta a marzo 2023.

Di esempi come quelli sopra riportati ne potremmo fare a bizzeffe per ciascuna delle pratiche citate. Tanto da non dubitare della legittimità di alcune domande che, per chi si è scontrato con queste realtà e per chi non sorvola sulle notizie che finalmente vengono diffuse in questi giorni, sorgono spontanee e provocano riflessioni urgenti e correttivi drastici.

Ad esempio: come poter concorrere a tali condizioni? Forse lesinando sui costi e sulle misure di sicurezza dei lavoratori? Oppure utilizzando mano d’opera a basso costo? O ricorrendo a lavoratori ingaggiati in quei buchi neri del nostro sistema produttivo costituiti dalla mano d’opera straniera, clandestina, disperata e disponibile a qualsiasi condizione lavorativa, senza tutele sindacali e conseguenti rotture di scatole per i datori di lavoro?  

Il 70% dei morti sul lavoro in campo edile è di origine straniera. Su 1 milione circa di lavoratori agricoli oltre 230 mila sono vittime di caporalato (Osservatorio Placido Rizzotto) … e non solo nel Sud Italia. Il 50% degli addetti nella macellazione dei suini in Lombardia è composto da indiani, cinesi e est-europei sottoposti anche a orari di 200-300 ore/mese. E via di questo passo percorrendo la tragedia di un lavoro schiavizzante per alcuni e alquanto remunerativo per altri. Altri che, nella maggioranza dei casi, la terra non sanno nemmeno se stia sotto i piedi o sopra la testa. Altri che hanno deciso, complice la politica affaristica, di inserire i prodotti della filiera agroalimentare nei listini di borsa, facendone oggetto di speculazioni finanziarie avulse dal mercato reale e dagli andamenti stagionali. Gli stessi che, senza esitazione alcuna e senza ovviamente accollarsi alcun rischio di produzione, traggono ingenti profitti da quel libero mercato che di “mercato” non ha più nulla.

La logica del massimo ribasso ha già fatto abbastanza danni. Le nuove normative in materia di appalti pubblici consentono svariate possibilità di evitare le gare al massimo ribasso. Applicarle, sta alla volontà di politici e di dirigenti pubblici che così giustificherebbero i lauti stipendi giustamente percepiti proprio a riconoscimento delle responsabilità e dei rischi da assumere nel loro lavoro.

Giusto prezzo, prezzo equo, valutazione della qualità dei servizi, tutela del consumatore/fruitore finale, salvaguardia dei diritti di tutti i lavoratori, trasparenza, territorialità e criterio sociale devono urgentemente prevalere sulla pur comprensibile necessità di garantire il corretto e migliore utilizzo del denaro pubblico. Ma non a costo della integrità della vita umana, né della sua dignità.

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