Aumento della spesa militare tra maggioranza e dissenso

In questi giorni molti media nazionali manifestano un particolare accanimento nei confronti dei dissensi interni alla maggioranza di Governo rispetto alla volontà di aumentare fino al 2% del PIL il costo per la difesa. Come noto, tale decisione viene motivata dal Premier Draghi con il “doveroso rispetto degli impegni internazionali” assunti dal nostro Paese, nella fattispecie con la NATO.

Nel merito, ho già commentato tale scelta. A questo pensiero, oggi aggiungo il parere di esperti di settore che induce a riflettere su come questo investimento avrebbe una ripercussione fattiva nel giro di una quindicina di anni e, di conseguenza, assolutamente svincolata e non motivabile, se non strumentalmente, dalla crisi Ucraina.

A prescindere da questo, credo opportuno riflettere sulla inammissibilità di dissenso all’interno di una coalizione o di una maggioranza di governo. Ritengo strumentale e divisorio porre un’alternativa manichea tra stare dentro la maggioranza o esprimere e manifestare opinioni divergenti come ripetutamente fatto in queste ore da autorevoli giornalisti e raffazzonati politologi. Soprattutto, quando le questioni dibattute comportano scelte che attengono la coscienza e la cultura etica individuali come dimostrato dal fatto che i distinguo giungono da forze politiche nel loro insieme e da singoli parlamentari interni alle stesse.

La democrazia affonda le sue radici nell’humus anti totalitarista. Ciò non può avere applicazione unicamente al di fuori di patti e alleanze strategiche o funzionali, ma altrettanto valere all’interno di esse. Far valere le proprie convinzioni e propugnare le proprie scelte è fondamento di quella libertà che deve contraddistinguere forme di mediazione politica quali antidoti al despotismo cultural-politico e linfa vitale della ponderazione delle opzioni possibili; così come, al contrario, il dissenso non può prescindere dalla supremazia delle maggioranze, anche di quelle interne.

Una singola divergenza non necessariamente pregiudica la validità di una relazione. Anche, secondo me, in politica.

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