Allarme clima, suolo, oceani e produzioni alimentari

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I dati metereologici del 2021 sono drammatici: 4 dei principali indicatori dei cambiamenti climatici in corso hanno registrato nuovi record.

Le concentrazioni di gas serra, l’innalzamento del livello del mare, il calore degli oceani e l’acidificazione degli oceani, hanno raggiunto livelli mai visti prima. A dirlo non sono “fanatici” ambientalisti, ma l’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) nel suo Rapporto “State of the Global Climate 2021″.

Gli effetti nefasti di questi cambiamenti, che per detta della stessa WMO sono incontrovertibilmente causati dall’azione umana, stanno già provocando danni economici stimati in centinaia di miliardi di dollari e un pesante tributo alle vite umane e al benessere innescando emergenze in materia di sicurezza alimentare e idrica sempre più incontrollabili.

Se a ciò aggiungiamo quanto riportato dal “Global Land Outlook 2” (GLO2) pubblicato dall’United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), ovvero che il 40% del totale dei suoli al mondo sono degradati, e ancora la denuncia della FAO che stigmatizza il 2022 come l’anno della crisi alimentare più acuta della storia, si fa presto a rendersi conto di quanta irresponsabilità circola nei governanti, tra i grandi decisori, ma anche in ognuna delle nostre famiglie e in ognuno di noi.

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