REGIONE LOMBARDIA: prima il profitto, poi la salute

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Con la seduta del 24 novembre scorso, il Consiglio regionale lombardo ha approvato a maggioranza il Documento di Economia e Finanza regionale (Defr) con il quale, tra l’altro, la Giunta regionale ha proposto di rinviare di ulteriori 5 anni i termini fissati nel 2014 per le quote di consumo di suolo.

Sette anni fa, infatti, si erano fissati gli obiettivi di riduzione di consumo del suolo prevedendo un decremento del 25% entro il 2020 e del 45% entro il 2025 per l’edilizia residenziale, e del 20% entro il 2025 per tutte le altre destinazioni.

Tali misure volute nel 2014 per garantire un minimo di conservazione dell’ambiente e del territorio e per limitare la già importante cementificazione operata sul suolo della nostra Regione, notoriamente causa di disastri idrogeologici e sismici, erosione della biodiversità e svalutazione della resilienza all’inquinamento ambientale, sino ad oggi non sono mai state applicate avendo in questi anni trovata una maggioranza in Consiglio regionale per lasciare mano libera alle imprese di costruzione e alle speculazioni edilizie.

Giusto per avere un’idea dell’entità del disastro, basti ricordare che in Italia si cementificano 60 ettari di terreno agricolo al giorno, e nella nostra Lombardia, regione con il triste primato nazionale, nel solo 2020 sono stati cementati 288.504 ettari, incrementando di ben 765 ettari il dato relativo al 2019.

Con questa nuova proroga dei termini di attuazione, i dirigenti regionali concedono ulteriori 10 anni a chi intende anteporre la logica del profitto a quella della tutela della salute delle persone e della salvaguardia del creato.

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