ONU e multilateralismo alla mercé dei potenti

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La sospensione dei finanziamenti all’Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) è decisione assurda, ingiusta, pretestuosa e disastrosa. Il fatto che, ad oggi e con il rischio di rapido incremento, siano ben 10 gli Stati che hanno deciso in tal senso – Australia, Austria, Canada, Finlandia, Germania, Giappone, ITALIA, Paesi Bassi, Regno Unito, USA – conferma come il multilateralismo sia tutt’altro che consolidato, che la consapevolezza circa l’irrinunciabilità a entità sovrannazionali in grado di governare fenomeni sempre più globali ed interdipendenti, che nazionalismi e becere nostalgie revansciste sono gli alibi più confacenti al potere esercitato e imposto da denaro e interessi.  

Una decisione assurda. La UNRWA, agenzia che opera dal 1949, conta su un organico di 13mila operatori che gestiscono 8 centri dislocati nella Striscia di Gaza, 22 strutture sanitarie, 183 scuole frequentate da 285mila studenti e 1,5 milioni di persone beneficiarie della sua azione. A fronte di ciò, 12 dei suoi operatori, insegnanti nelle suddette scuole, sembrerebbe siano in qualche modo implicati nello scellerato attacco terroristico dello scorso 7 ottobre. Ad ipotizzarlo, sino ad ora senza un o straccio di prova, una delle strutture militari del Governo Netanyahu.

Una decisione ingiusta. Ciò che ha portato gli Stati ad adottare la drastica misura di sospensione dei finanziamenti altro non è che una supposizione da parte della Israel Defense Force che con un post su X esprime dubbi sul presunto coinvolgimento dei 12 insegnanti che parrebbe suffragato da alcune lettere rese pubbliche nel medesimo post. Nessuna prova probante, nessuna indagine, nessun approfondimento. Sebbene il Direttore di UNRWA abbia licenziato in via precauzionale i 12, la reazione USA non si è fatta attendere come del resto non si è dovuto aspettare molto per veder ad essa accodati altri 9 Paesi tra i più influenti sullo scenario internazionale.

Una decisione pretestuosa. Era già successo altre volte. Con un acuto in occasione delle prese di posizione dell’allora Segretario Generale Kofi Annan contrario alla dichiarazione di guerra della coalizione dei “volonterosi” (coalition of the willing) contro l’Iraq di Saddam Hussein e contrariato dall’unilateralità di tale decisione da parte degli USA seguiti dai “volonterosi” alleati. Al primo Segretario Generale africano, tale posizionamento costò la non riconferma nel ruolo apicale delle Nazioni Unite in quanto, sebbene sostenuta da molti Stati, venne impedita dalla minaccia USA di azzerare i propri contributi corrispondenti ad oltre il 25% del budget totale. Che l’attuale Segretario Generale Antonio Guterres non abbia lesinato condanne alla reazione agli attacchi del 7 ottobre scorso da parte di Israele è un dato di fatto, così come altrettanto chiara risulta la sua critica rispetto alla continua fornitura di armi a Tel Aviv contrapposta alle evidenti reticenze nel fornire aiuti umanitari al popolo palestinese. L’assenza di prove del coinvolgimento dei 12 operatori UNRWA, l’immediatezza della reazione di USA e degli altri 9 Governi, la drasticità della decisione non possono fugare i dubbi sul vero obiettivo della mossa.

Una decisione disastrosa. Gli effetti provocati su una popolazione già stremata da mesi di bombardamenti sono a dir poco devastanti. In ballo ci sono centinaia di migliaia di persone che nulla hanno a che vedere con l’eventuale implicazione di 12 palestinesi con il terrorismo di Hamas, con Hezbollah o con la guerra santa della Jihâd. Così la pensa il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; così la pensano Bruxelles e Zurigo che pretendono maggiori prove prima di una decisione; analogamente agiscono i Paesi arabi e la Repubblica sudafricana responsabile di aver consegnato il Governo di Israele alla Corte Internazionale di Giustizia; ovviamente, il Segretario Generale Guterres.

Una decisione, oltretutto, che rimette ancora una volta in discussione l’autorità e l’autorevolezza di una entità sovranazionale come le Nazioni Unite per lasciare campo libero al potere della forza, sia esso esercitato con la potenza del denaro, sia quello imposto con la forza delle armi e della prevaricazione.

Con tutto il male che si possa dire del Palazzo di Vetro, ribadendo la perentoria necessità di procedere con riforme radicali della struttura e dei meccanismi decisionali dell’ONU, non nascondendo le falle di un sistema fiaccato da burocrazie e sovrastrutture inutili e costose, ancora imbrigliato in regole e meccanismi del tutto anacronistici, il solo antidoto all’incondizionata affermazione della legge del più forte rimane un multilateralismo vero, condiviso, riconosciuto e rispettato. Quanto più sovrano, autonomo e autorevole sarà, tanto più rimarrà viva la speranza di governare situazioni e risolvere problemi non più alla portata anche del miglior governo nazionale si possa auspicare.

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