Ministero dell’agricoltura e della SOVRANITA’ ALIMENTARE: diamo il giusto significato alle parole

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L’aggiunta voluta dal Governo Meloni della dicitura “Sovranità Alimentare” alla denominazione del già Ministero della sola Agricoltura rimanda a conseguenze decisive – se coerenza e serietà hanno ancora un senso – per i sistemi produttivi, di commercializzazione e di consumo del nostro Paese, nonché sugli stili di vita individuali di ciascuno di noi.

Le polemiche e i commenti sui nomi scelti dal Governo Meloni per i vari Ministeri, come ad esempio la questione della “Educazione e del MERITO”, le lasciamo ad altri. Chiarire il significato di un concetto così fondamentale quale è “Sovranità alimentare” diventa fondamentale affinché un “competente in materia” come il nuovo Ministro Lollobrigida sappia di cosa parla e, soprattutto, agisca in coerenza. A dire il vero, stando alle prime interviste da lui rilasciate, sembra che la sua confusione sia alquanto elevata. Confondere la sovranità alimentare con l’agricoltura “a Km 0” e la “difesa” del made in Italy, comprese le esportazioni spesso costituite da eccedenze alimentari del nostro sistema agroalimentare, manifesta una preoccupante lacuna conoscitiva in una persona che, tra l’altro, propaga, come del resto tutta la sua compagine politico-culturale, la dottrina del “libero mercato” e della “libera concorrenza”.

Sovranità alimentare è qualcosa di ben più profondo nel suo significato e assolutamente universale nella sua applicazione. Mi sento di parlarne essendo stato per anni il Presidente del “Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, organizzazione che raggruppa oltre 270 Organizzazioni di Società civile (OSC) tra le quali, solo per dare un’idea della sua trasversalità e pluralità, Associazioni di categoria come COLDIRETTI, CIA, Associazione Nazionale Allevatori, AIAB; Associazioni ambientaliste quali WWF, LEGAMBIENTE; Slow Food; i Sindacati confederali di categoria e i COBAS; GREEN PEACE; ARCI e ACLI; ONG internazionali, ecc.

La definizione di Sovranità Alimentare venne coniata nel 1996 durante il Vertice parallelo organizzato dalle Organizzazioni di Società civile in concomitanza con il World Food Summit convocato dalla FAO. In particolare, la proposta di promuovere questo nuovo diritto fondamentale fu avanzata da “La Via Campesina”, la più grande organizzazione internazionale di società civile che rappresenta milioni di piccoli agricoltori dei 4 continenti. Proponendola come evoluzione del concetto di “sicurezza alimentare”, esito di precedenti azioni di lobbying delle OSC già acquisito nei documenti ufficiali FAO, ma che non risolve problemi fondamentali per i piccoli agricoltori dei Sud del mondo come ad esempio l’esportazione di eccedenze alimentari del Nord sotto mentite spoglie di aiuti alimentari e finalità umanitarie, le OSC chiedono che tutte le comunità e tutti i Paesi, senza esclusione alcuna, possano decidere in autonomia i propri sistemi alimentari e produttivi.

Come meglio specificato nella Dichiarazione di Nyéléni, la località del Mali dove si tenne nel febbraio 2007 un altro Forum delle OSC al quale ho avuto l’onore di partecipare, questo concetto che riteniamo un diritto fondamentale delle persone e dei popoli è stato così ulteriormente affinato: “La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese. Essa difende gli interessi e l’integrazione delle generazioni future

e ancora

Essa offre delle orientazioni affinché i sistemi alimentari, agricoli, di pastori e di pesca siano gestiti dai produttori locali. La sovranità alimentare da priorità all’economia ed ai mercati locali e nazionali, attribuendo il potere ai contadini, all’agricoltura familiare, alla pesca e l’allevamento tradizionali e colloca la produzione, distribuzione e consumo di alimenti, sulla base di una sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La sovranità alimentare promuove un commercio trasparente che possa garantire un reddito dignitoso per tutti i popoli ed il diritto per i consumatori di controllare la propria alimentazione e nutrizione. Essa garantisce che i diritti di accesso e gestione delle nostre terre, dei nostri territori, della nostra acqua, delle nostre sementi, del nostro bestiame e della biodiversità, siano in mano di coloro che producono gli alimenti. La sovranità alimentare implica delle nuove relazioni sociali libere da oppressioni e disuguaglianze fra uomini e donne, popoli, razze, classi sociali e generazioni”.

In brutale sintesi, se vogliamo, potremmo rifarci alla intervista, riportata su “Extraterrestre” dello scorso 5 ottobre, a Blandine Sankara (sorella del visionario Presidente del Burkina Faso assassinato nel 1987, forse per la scomodità del suo pensiero e delle sue politiche):”L’agroecologia e la sovranità alimentare non sono solo tecniche, ma forme politiche di resistenza e strumenti per la decolonizzazione”, o alla perentoria affermazione di ARI (Associazione Rurale Italiana) che, dal suo sito, ricorda giustamente al nuovo Presidente del Consiglio e a quello di COLDIRETTI che “sovranità alimentare è tutt’altro dall’autarchia” e “non c’entra niente con il sovranismo”.

Le OSC mondiali continuano la loro battaglia per promuovere questo diritto continuamente negato ai più poveri. Nel frattempo, lo dico anche per dissipare ogni eventuale dubbio di partigianeria, incassiamo il risultato di vedere la definizione di Sovranità Alimentare nel vocabolario Treccani alla voce “neologismi” e, per di più, con una sintesi più che accettabile del concetto sviluppato a Nyéléni.

Competenza, chiarezza, coerenza sono antitetici, forse antidoti, al propagandismo populistico-elettorale e, soprattutto, la via verso la non strumentalizzazione reiterata dei “piccoli e dei poveri” di tutto il mondo.

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Un commento

  1. Ottimo chiarimento del concetto di sovranità alimentare . Sarebbe interessante farlo arrivare al nostro nuovo caro ministro, giusto per evitargli figuracce internazionali, e magari ricordargli che prima di parlare è meglio sapere di cosa si parla