Nucleare? le ragioni del NO

E’ di queste settimane la ripresa a livello europeo del dibattito sul nucleare quale via per una maggior sostenibilità energetica. Tra Paesi decisamente contrari, capeggiati dalla Germania, e ostinatamente favorevoli, Francia in testa, difficile dire come andrà a finire.

Nell’attesa, vale la pena innanzitutto ricordarci del referendum stravinto in Italia nel 1987 – peraltro con un’affluenza alle urne di uno straordinario 65,1% – con il quale gli italiani si espressero a grande maggioranza per la cessazione dei contributi agli enti locali per nuove centrali nucleari e per l’esclusione di ENEL dalla partecipazione di costruzione di centrali all’estero.

In secondo luogo, rinfrescarci la memoria circa le principali ragioni argomentate dal Professore di ingegneria civile e ambientale e direttore Atmosphere/Energy Program della Stanford University, che ancora oggi portano a ritenere l’ipotesi nucleare come del tutto inappropriata, dannosa e pericolosa.

L’energia nucleare:

  • costa circa 5 volte di più dell’energia eolica onshore per kWh (tra 2,3 e 7,4 volte a seconda della posizione e dei problemi di integrazione);
  • impiega da 5 a 17 anni in più tra la pianificazione e l’esercizio e produce in media 23 volte le emissioni per unità di elettricità generata (da 9 a 37 volte a seconda delle dimensioni dell’impianto e del programma di costruzione);
  • crea rischi e costi associati alla proliferazione delle armi, e rischi, purtroppo già percorsi, circa le possibili catastrofi da incidente;
  • contrariamente a quanto sostenuto circa “l’intermittenza produttiva delle rinnovabili”, hanno bisogno di gas naturale, energia idroelettrica o batterie, per soddisfare i picchi di richiesta;
  • non è priva di emissioni inquinanti in fase produttiva, né tanto meno nelle operazioni di estrazione e raffinazione dell’uranio e, inoltre, pone il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.

Per chi volesse approfondire: https://web.stanford.edu/group/efmh/jacobson/Articles/I/NuclearVsWWS.pdf

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