Sempre meno risorse pubbliche per i diritti umani

Sono bastate sei settimane di lavoro perché il nuovo Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al-Hussein di Giordania, abbia sena mezzi termini protestato per il non rispetto da parte degli Stati degli impegni assunti per fornire le risorse economiche necessarie allo svolgimento del suo lavoro. 

Nel corso di una conferenza stampa tenuta lo scorso martedì, l’Alto Commissario ha denunciato come gli 87 Milioni di dollari all’anno in dotazione alla sua Agenzia per il 2014 e 2015 siano del tutto insufficienti per svolgere il compito assegnato e raggiungere gli obiettivi prefissati. “Mi viene richiesto di affrontare un’inondazione con una barca e un secchio” ha laconicamente affermato Ra’ad al-Hussein, denunciando senza mezzi termini l’inadeguatezza delle risorse fornite da Governi che, vale la pena ricordarlo, sostengono l’attività dell’Alto Commissariato unicamente attraverso i cosiddetti “contributi volontari”, senza cioè che vi sia, come per altre agenzie e programmi, una contribuzione obbligatoria prevista ai quali si va ad aggiungere un magro 3% del bilancio strutturale delle Nazioni Unite.

Nonostante i Diritti Umani siano considerati in tutti i recenti documenti adottati dalla comunità internazionale come uno dei tre pilastri su cui si fonda il lavoro dell’ONU, lo sviluppo, la pace e la sicurezza globali, alla prova dei fatti i Governi degli Stati continuano ad avere l’atteggiamento di chi getta il sasso e ritira la mano. L’invito ad intervenire nelle crisi aperte nel mondo per investigare sulle violazioni dei diritti umani, e per prevenire la perpetrazione di nuovi abusi, ha ancora affermato Zeid, viene avanzato chiedendo maggior lavoro a parità di risorse. 

Sembra proprio che la politica degli USA, che seguitano ad imporre una sorta di tagli orizzontali al budget delle Nazioni Unite, senza cioè entrare nel merito delle priorità, stia affermandosi come la strategia imperante per le istituzioni internazionali con il rischio serio e crescente che le politiche globali siano definitivamente consegnate agli investitori privati sempre più in grado di determinarne obiettivi e finalità lediante i loro finanziamenti sostitutivi di quelli degli Stati . Forse per avere maggior mano libera nella attuazione di politiche e nella realizzazioni di azioni che producono tornaconti nazionali e tutelino interessi particolari di chi lucra sulla pelle delle persone anche a costo di violare le norme fondamentali imposte dal diritto e dalla convivenza internazionali.

(Articolo pubblicato su Repubblica.it)