Obama e ONU: una inedita speranza per la Libia e il mondo

In questi giorni, come ovvio, molto si parla della situazione libica e delle conseguenze che questa potrebbe avere sul nostro Paese. Altrettanto scontato, date i vizi ricorrenti della stampa  dei media nazionali, che al contrario nulla si sappia ne si commenti rispetto alla situazione in Costa d’Avorio che per intensità, problematicità e numero di vittime addirittura oltrepassa quella di Tripoli. Purtroppo, ancora una volta la nostra attenzione e reazione sembrano attivabili solo in caso di pericolo, presunto o reale che sia, per il nostro quieto vivere o per gli interessi pecuniari in gioco.

Ciò detto, mi piacerebbe che almeno si parlasse della Libia con un minimo di cognizione, con un sano realismo e con sincerità non strumentale. Iniziando, ad esempio, con una lettura e una divulgazione del testo della famigerata e vituperata Risoluzione n°1973 con la quale il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberato l’intervento, le sanzioni e l’istituzione della no-fly zone sui celi libici (vedi anche versione in italiano). Così, magari, si scoprirebbero particolari e dettagli importanti che potrebbero far cambiare idea a molti circa l’inefficienza e l’irrilevanza dell’ONU. O ancora evitando di trincerarsi dietro insulse posizioni attendiste e dal sapore escatologico, come fatto da alcuni leader della società civile proponendo ad esempio come soluzione alla situazione la riforma della governance delle Nazioni Unite. Probabilmente con il solo obiettivo di evitare di schierarsi tra chi si oppone, a volte ideologicamente, ai bombardamenti e chi sembra quasi godere del dispiegamento attivo e punico delle armi anche italiane. Infine, senza lanciare allarmismi inutili quanto dannosi, o per l’appunto strumentali, circa le possibili invasioni di migranti di provenienza da quelle coste mediterranee invece che assumere la responsabilità di affrontare con coscienza e solidarietà il dramma di chi fugge dall’ennesima guerra di questo secolo insanguinato.

Forse ha ragione chi sostiene la tardività della Risoluzione ONU; forse si poteva ancora una volta fare di più e più in fretta. Tuttavia, come sostiene anche un autorevole esperto di diritto internazionale e di Nazioni Unite come il Prof. Antonio Papisca dell’Università di Padova, la 1973 è un significativo passo in avanti compiuto dalle U.N. . Tanto che il Presidente USA Barack Obama ha deciso per una volta di subordinare la politica unilaterale del suo Paese a questa decisione della comunità internazionale a costo di essere tacciato, come sostenuto da diversi tra i quali il prof. Vittorio Emanuele Parsi dalle colonne di Avvenire del 24 marzo u.s., di assenza di leadership e si poco coraggio. Virtù queste, che i fautori dell’uso della forza e della repressione armata dei conflitti, ritengono necessarie per un “condottiero” come dovrebbe essere il Presidente della più grande potenza militare ed economica mondiale.

Per fortuna nella storia capitano anche personalità con ruoli di grandissima rilevanza per i destini del mondo che seguono logiche diverse da chi ancora si illude di mettere tutto i a tacere e in ordine con i kalashnikov e i carri armati. Malauguratamente, illusione perseguita a prezzo di molte vite umane.