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“alla tedesca”!

Dopo mesi di dibattito, finalmente una proposta di legge elettorale incontra già sin da oggi una maggioranza parlamentare. Proposto da Berlusconi e ratificato  dal sondaggio online dei grillini, il sistema proporzionale “alla tedesca” riscuote il consenso della maggior parte degli schieramenti politici.

Sin dai tempi del referendum del 1999, ho sempre considerato come inadeguato un sistema di voto improntato a un modello maggioritario secco, non tanto in termini assoluti, in alcuni Paesi funziona e anche molto bene, ma relativamente alla nostra cultura socio politica italiana.

Ovviamente, ognuno è libero di pensarla a modo suo e le argomentazioni pro e contro qualunque sistema elettorale sono spesso alquanto fondate e degne di riflessione. In tal senso mi auguro sia improntata la decisione che ancora resta da assumere da parte del PD e che verrà ufficializzata nei prossimi giorni.

Ciò che invece reputo inaccettabile, e sinceramente vergognoso, sono le voci di leader politici che già in queste ore immediatamente successive alla pubblicazione dei dati del sondaggio pentastellato si affannano nel tentativo di rifiutare la soglia di sbarramento fissata al 5% . Una tale richiesta altro non manifesta che un mero, basso e miope interesse di parte. Ora, se la politica dovrebbe essere quella scienza che pensa la bene del Paese, queste opposizioni hanno veramente dell’inaudito. Soprattutto quando a farsene paladino altri non è che l’attuale più alto rappresentante del nostro Paese all’estero.

Spero che il Parlamento proceda spedito e sappia almeno dare quel segnale tanto atteso, benché  simbolico, di convocarci alle urne prima della fatidica data di maturazione del diritto alla pensione della maggioranza degli attuali parlamentari.

F35: si riapre il dibattito

Con la mozione presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 28 maggio a firma Movimento 5 Stelle e SEL, si è improvvisamente riacceso il dibattito sulla partecipazione del nostro Paese al programma JSF (Joint Strike Fighter). Quello per capirci al volo, con il quale grazie alla collaborazione di diverse nazioni di stanno costruendo i nuovi cacciabombardieri F35. 

La richiesta al Governo avanzata con la mozione, firmata da 158 parlamentari, 650 associazioni e 50 Enti locali, è quella di ritirarsi dal costoso programma 14 miliardi di Euro complessivi, 5 stanziati per questo 2013 per i cosiddetti sistemi d’arma dei quali 4 per gli F35) è sostenuta da una serie di motivazioni “tecniche” circa l’inefficienza degli aerei e da motivazioni più di ordine etico-politico che l’on. Chiara Ingrao (PD) ha ben elencato in una lettera aperta indirizzata ai parlamentari del suo partito e pubblicata su L’Unità lo scorso 4 giugno. 

Da li in poi, i commenti e le argomentazioni soprattutto dei fautori di un pieno proseguimento della partecipazione italiana al JSF si stanno susseguendo su vari organi di informazione e nei dibattiti informali dei corridoi di palazzo. Basta fare una ricerca su google e si avrà conto della riccehzza delle reazioni e dei pronunciamenti.  

Non ho le competenze e le conoscenze sufficienti a giudicare la veridicità di quella o quell’altra affermazione “tecnica”; ne voglio avventurami in un terreno che già da giovane ho evitato svolgendo il servizio civile e facendo l’obiettore di coscienza. Certo condivido e mi rallegro che tra gli atti del Parlamento insediatosi vi sia questa mozione che sostiene una richiesta che da anni gran parte della società civile avanza senza successo. Perché giustamente le risorse, poche, che di cui ancora disponiamo hanno ben altre priorità che non quelle di armare il nostro esercito e perché continuo a sperare e a battermi per un nuovo modello di difesa della Patria e della pace nel mondo.

Cooperazione internazionale: avremo una nuova legge?

Alla vigilia della pausa ferragostana, ci prendiamo due minuti per alcune considerazioni circa l’agognata riforma della legge 49/87: quella che, lo diciamo per i non addetti ai lavori, regolamenta da un quarto di secolo la cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese. Se c’è una certezza è la unanime convergenza di tutti i soggetti coinvolti sulla necessità di dotare il nostro Paese di una nuova legge più adeguata e adattata ai mutati contesti internazionali e alle evolute teorizzazioni in materia di cooperazione rispetto a quelli pur intuiti con lungimiranza 25 anni fa. Al di la di questo, resta aperto e tutt’altro che sopito il confronto tra le diverse opinioni e lo scontro tra i differenti interessi in gioco apertosi almeno 18 anni orsono, da quando cioè il compianto Ministro degli Esteri dell’epoca Beniamino Andreatta indisse il primo tavolo di dibattito per una riforma della 49.

Oggi lo stato dell’arte registra due percorsi paralleli: un primo avviato nelle aule di Palazzo Madama con l’adozione in Commissione Affari Esteri di un “testo unico” varato dai Senatori Tonini – PD e Mantica – PDL che andrà in discussione alla ripresa settembrina; un secondo voluto dal Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione Andrea Riccardi centrato su di un’ampissima partecipazione di soggetti istituzionali e non governativi che, mediante i lavori di 10 Gruppi tematici, dovrà portare ad un grande Forum agli inizi di ottobre dal quale uscire, secondo il Ministro, con il testo di riforma.

Per chi come il sottoscritto crede urgente riformare la cooperazione italiana, questa bicefalia legislativa non può che suscitare alcuni interrogativi. Anche perché, guardando gli esiti di un recente sondaggio on-line realizzato sa un sito specializzato si ha conferma di quella grande varietà e dispersione di “preferenze” che legittima i dubbi circa la possibilità di addivenire ad una soluzione di consenso, sia essa ricercata dentro le istituzioni, sia essa perseguita in esercizi partecipativi con la società civile e i protagonisti in campo.

Viene così da chiedersi quale sia il parere del Ministro Riccardi circa i lavori incorso a Palazzo Madama; o  domandarsi quali siano gli accordi o gli aggiustamenti conseguiti tra i vari “poteri” in gioco: da quelli del Parlamento a quelli del Ministro degli Esteri in carica Terzi di Sant’Agata che, dall’alto della sua posizione nella diplomazia italiana, non fa mistero della sua contrarietà ad alcune delle tesi chiave sostenute dal Ministro senza portafoglio a partire dallo stesso assetto istituzionale vigente che prevede appunto un Ministro della Cooperazione internazionale al di fuori delle sue competenze, per passare alla istituzione di una “Agenzia” che invece appare come un punto fermo delle ipotesi di riforma oggi sul tavolo.

Ma al di la di tutto ciò e delle tante altre questioni che si potrebbero porre, oggi soprattutto sorgono spontanei due fondamentali interrogativi che probabilmente valgono indipendentemente da quale sia il progetto di riforma che si predilige. Il primo riguarda i tempi: a conti fatti, gli spiccioli di legislatura che come massimo ci restano saranno sufficienti per approdare ad una nuova legge o questo sarà l’ennesimo tentativo a vuoto come i tanti visti nelle passate legislature? L’esperienza ci insegna  come senza una ferma volontà di Governo e Parlamento i pochi mesi che ci separano dalle urne sembrerebbero del tutto insufficienti a compiere questo percorso non privo di ostacoli e veti incrociati.

E poi, forse ancora più fondamentale, senza un chiaro pronunciamento del Governo in carica rispetto alla riallocazione di risorse finanziarie adeguate per una ripresa della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese a cosa serve questo accanirsi su strumenti legislativi che, qualunque sarà la loro origine e il loro gradimento, resteranno lettera morta come lo è oggi la “vecchia” Legge 49 che, sebbene superata, se dotata di un minimo di fondi potrebbe comunque consentire la realizzazione di iniziative e progetti utili e necessari ai poveri della terra.

(articolo pubblicato su Vita.it)

Voto sul Bilancio dello Stato: segnale positivo per il futuro

Fine del Governo Berlusconi. Questo fatto che da giorni rimbalza sui media e nei corridoi dei palazzi della politica, e da tempo tra le forze dell’opposizione, un numero crescente di cittadini, e più recentemente anche un numero di appartenenti ai partiti di maggioranza, non fa certo notizia. Ciò che invece mi pare il caso di sottolineare come un buon segno per il futuro del Paese è quanto messo in atto dai partiti di opposizione in occasione del voto del provvedimento del “bilancio dello Stato” che, come noto è stato approvato con 308 voti a favore. Una dimostrazione di grande sagacia, di alta responsabilità nei confronti delle sorti del Paese e della difficilissima situazione economica, e di perfetto tatticismo politico. Avendo disertato l’Aula di Montecitorio al momento della votazione, infatti, il PD e gli altri partiti di opposizione hanno contemporaneamente sfiduciato il Premier, che ancora poche ore prima affermava di poter contare su tre voti in più e quindi sulla maggioranza alla Camera, ed evitato l’impensabile catastrofe che avrebbe provocato un secondo respingimento del provvedimento in questione dopo la bocciatura di ottobre.

Una dimostrazione che responsabilità, determinazione e coraggio politico non necessariamente sono tra loro in contrapposizione. Un esempio da seguire in futuro.