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Verso la pace in Congo

Oltre 320 mila rifugiati, 1,6 milioni di sfollati e centinaia di migliaia di morti sono i numeri funesti che descrivono la cruenza e la drammaticità della guerra civile che da anni imperversa nella regione del Kivu, la parte più orientale della Repubblica Democratica del Congo. Ieri, 12 dicembre 2013, con la storica quanto attesa firma della “Dichiarazione di Nairobi”, un passo importante verso un esito pacifico di questa sanguinosa guerra è stato compiuto grazie alla mediazione della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi – CIRGL rappresentata per l’occasione dal Presidente Ugandese Yoweri Museveni.

Il principale movimento di ribellione tristemente conosciuto sotto la sigla M23 – Movimento del 23 Marzo – dopo la disfatta militare inflitta dall’esercito regolare congolese, che nelle scorse settimane ha sbaragliato l’ultimo baluardo del M23 a Nord della cittadina di Goma, si è impegnato a “trasformarsi” in un partito politico rinunciando alla lotta armata. In contraccambio, il Governo di Kinshasa ha promesso l’attivazione di un vasto programma di reinserimento sociale degli ex miliziani, la loro piena tutela e la salvaguardia della loro incolumità.

L’esperienza insegna che gli accordi siglati non sono che un primo passo troppo spesso rapidamente sconfessati da azioni e comportamenti che ne violano i patti sottoscritti. Tuttavia, senza di essi, anche il più tenue barlume di speranza di soluzioni pacifiche dei conflitti resta in balia dei venti di guerra sospinti dagli enormi interessi politici ed economici che, sempre, sottendono le guerre nel mondo.

L’impegno alla pacificazione pronunciato dalle forze belligeranti deve ora trovare un grande e determinato appoggio da parte della comunità internazionale. Per garantire con la massima urgenza i diritti fondamentali a tutti, e per sacrificare gli interessi particolari al bene più prezioso della pace per tutti. Il prossimo passo necessario, lo sollecita Papa Francesco con il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2014 presentato ieri a Roma, è la riduzione delle “troppe armi in circolazione” attraverso un “disarmo da parte di tutti” e un impegno di ogni persona ad una “conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti.” Senza ciò, ammonisce ancora Papa Bergoglio, “gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l’umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati.”

Ravenna: gli stranieri al fianco dei Vigili urbani

Sono state veramente innumerevoli le manifestazioni organizzate in Italia in occasione della Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati celebrata nella giornata di ieri, ma tra tutte il progetto varato dal Comune di Ravenna assume connotati e caratteristiche di grande prospettiva e di precursore dei tempi. Sebbene le iniziative puntuali della domenica rivestano tutte caratteri di importanza e pregio il progetto che prossimamente la Polizia municipale di Ravenna intende avviare, grazie anche ad un finanziamento di 63 mila Euro della Regione Emilia Romagna, merita una citazione particolare.

All’epoca delle città sempre più multietniche e ospitanti cittadini stranieri, il Comune ha pensato bene di affiancare ai vigili urbani alcuni “mediatori culturali” prendendoli dalle comunità di migranti presenti sul territorio. La valutazione dei risultati del progetto, inoltre, dovrà servire a delineare un modello replicabile in altre città.

Mi sembra un’iniziativa che finalmente, dopo tanta retorica, mette a frutto le competenze dei migranti, ne valorizza le loro radici culturali e integra, tra l’altro in una struttura pubblica, i cittadini di altre nazioni. Un progetto concreto che sembra incarnare il monito ancora lanciato dal Santo Padre all’Angelus di domenica in occasione della GMM.

 

ONU: aborto e contraccezione sono diritti umani

La pianificazione familiare non è un privilegio, è un diritto”. Con queste parole il Il direttore esecutivo dell’UNFPA,  ( United Nation Population Fund) Babatunde Osotimehin, ha introdotto la presentazione del Rapporto annuale 2012 della organizzazione onusiana.

Un principio che potrebbe anche essere condiviso, se no fosse per l’interpretazione corrente che a Palazzo di Vetro viene attribuita al concetto di “pianificazione familiare”- diritto di aborto e ricorso alla contraccezione – e per le motivazioni principali addotte per le affermazioni di Osotimehin .

Sempre in occasione della presentazione del Rapporto, infatti, il Direttore UNFPA ha affermato che “Le donne che utilizzano mezzi contraccettivi sono generalmente in migliore salute, più educate ed autonome all’interno delle loro famiglie e comunità e sono quindi più produttive sul piano economico. Ora, la partecipazione della manodopera femminile è essenziale per l’economia dei Paesi». E come per rafforzare questo convincimento strumentale, Osotimehin ha proseguito sostenendo che “L’ampliamento della pianificazione familiare si dimostrato essere un investimento giudizioso. Un terzo della crescita economica delle “tigri” dell’Asia è attribuibile al fatto che il numero delle contribuenti ha superato quello delle adulte non indipendenti. Questo cambiamento è largamente attribuibile alla pianificazione familiare che ha permesso di rafforzare la produttività”.

Ancora una volta le finalità economiche e un concetto di sviluppo meramente legato all’aumento della produttività e alla crescita economica prevalgono su principi e diritti derivanti da una visione che mette la persona al centro di ogni attività e di ogni processo di sviluppo. E’ fuori dubbio che le donne, soprattutto nei Paesi poveri, devono poter vedersi garantito il diritto ad una vita responsabile, sana e autonoma, ma resto convinto che questi obiettivi si raggiungo prevalentemente investendo sulla loro formazione, sugli investimenti nel campo della loro scolarizzazione, sul loro livello di istruzione, e nel sostegno ad attività produttive che garantiscano redditi adeguati alle famiglie.

Il Direttore Osotimehin dovrebbe profondamente rivedere le sue posizioni allorquando afferma che “Le conseguenze dell’ignoranza del diritto alla pianificazione familiare sono principalmente la povertà, l’esclusione, i problemi di salute e l’ineguaglianza tra i sessi”. Il problema è esattamente l’inverso: scambiare le cause con le conseguenze è errore imperdonabile o forse più semplicemente tattica strumentale ad altri fini e ad altri interessi.

Vescovi e Confindustria dicono basta alle risse in politica

Due assemblee assolutamente diverse, eppure così accomunate dai contenuti dei messaggi di apertura dei rispettivi Presidenti. Da un lato l’Assemblea dei vescovi italiani introdotta dalla prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco, dall’altro quella di Confindustria aperta dall’ultimo discorso nella sua carica di Presidente di Emma Marcegaglia. Entrambe le personalità, con temi e argomenti diversi tra loro, hanno mosso una critica durissima all’operato del Governo e della politica chiedendo una svolta urgente e drastica per rimettere il Paese sulla via della ripresa e della fuoriuscita da una crisi economica e morale che blocca lo sviluppo ed il benessere dei suoi cittadini.

Con parole dai toni inediti, il Cardinal Bagnasco aprendo la 63° Assemblea generale dei Vescovi italiani ha stigmatizzato come “la politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e – se si può dire – noiosa. È il dramma del vaniloquio, dentro – come siamo – alla spirale dell’invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto”.

Sembra quasi avergli fatto eco la Presidente di Confindustria quando ha affermato che “senza sviluppo economico, senza crescita, alza la testa il populismo, vengono messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia”. Continuando poi richiamando la necessità di “far cessare gli attacchi e le delegittimazioni reciproche” quale “prima, vera, grande riforma di cui ha bisogno l’Italia” .

Deve destare riflessione e reazioni urgenti se che si preoccupa dell’avvenire economico del Paese e chi del suo futuro spirituale e morale concordino nel dire che la politica di oggi ha stancato gli italiani e danneggia l’Italia. In questo scorcio finale di campagna elettorale per i ballottaggi delle Amministrative, c’è una prima occasione per i politici di dimostrare di aver compreso che le strumentalizzazioni e le diffamazioni personali, gli interessi piccoli di bottega o personali, e le dispute fini a se stesse quando anteposte al bene comune e al buon governo delle città e del Paese sono deleterie. Per loro stessi, ma ciò che più ci interessa, per tutti gli italiani preoccupati di un domani incerto che potrebbe essere ben peggiore del presente.