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Papa Francesco all’ascolto dei Movimenti popolari

Ancora una volta Papa Francesco da un segnale forte e inequivocabile: la voce, le proposte, le critiche e le accuse degli esclusi devono essere prese in considerazione per garantire un futuro di giustizia e vivibile per tutti. lo ha fatto convocando in Vaticano dal 27 al 29 ottobre, l’Incontro globale dei Movimenti Popolari: una tre giorni di lavori che ha visto circa 200 leader provenienti da tutti gli angoli di miseria e povertà del mondo convenuti a Roma su invito del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace per condividere, interscambiare ed elaborare proposte che il Santo Padre ha voluto ascoltare ed accogliere nel corso di una udienza speciale e privata tenutasi martedì mattina nella sala del Vecchio Sinodo all’interno delle strutture vaticane.

Cartoneros, campesinos, recicladores, piccoli produttori agricoli, pescatori, comunità e popoli indigeni, organizzazioni di donne, sono alcune delle “categorie” rappresentate nell’incontro romano al quale hanno anche partecipato una trentina di Vescovi che hanno condiviso l’intera durata delle sessioni di lavoro che hanno scandito le discussioni dei tre giorni di lavoro articolate su tre principali temi: terra, casa e lavoro.

L’onore di essere stato invitato a partecipare, in qualità di Presidente del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare – CISA (una rete che raggruppa oltre 280 realtà italiane – associazioni di categoria, sindacati, ONG, associazioni ambientaliste, movimenti popolari, consorzi e aggregazioni di piccoli produttori – impegnate nella promozione della sovranità alimentare come diritto umano fondamentale) a questo inedito incontro con il Papa mi ha al tempo stesso confermato la necessità di lavorare per il sostegno degli enormi sforzi e delle grandi prospettive di speranza che i movimenti popolari globali stanno sostenendo per sconfiggere la tante ingiustizie e violazioni che ancora subiscono e  il grande vento di novità che Francesco porta dentro la Chiesa. Mai nessun Pontefice prima di lui aveva voluto un incontro formale con i movimenti popolari, molto spesso prima bollati come pericolosi rivoluzionari anti clericali, così come mai si era visto un Papa che chiede esplicitamente a soggetti di questa natura di fornirgli suggerimenti e proposte da assumere nel suo lavoro pastorale e istituzionale. Francesco lo ha richiesto chiedendo parole chiare e proposte determinate perché, come ha detto all’udienza, “gli eufemismi abbondano nell’ingiustizia”. Che la riforma agraria sia “non una necessità politica, ma un imperativo morale” e che “dietro ogni ingiustizia ci sia un crimine e un delitto” sono solo alcune delle affermazioni che il Papa ha voluto utilizzare nel suo discorso indirizzato ai partecipanti all’incontro. Un linguaggio inedito quanto lapidario che ha fatto breccia nelle coscienze dei partecipanti, anche di chi pur non condividendo la fede cattolica e provenendo da percorsi culturali non propriamente ecclesiali ha riconosciuto la svolta simpatetica di questo Papa, e che si spera possa smuovere quelle di chi ancora oggi perpetra o si fa complice indifferente di un sistema sfruttatore e usurpatore che condanna milioni di persone a vivere in condizioni disumane e a vedersi negata ogni speranza di un futuro più degno di quel diritto ad una vita dignitosa sancito dalla comunità internazionale e posto a fondamento dell’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa.   

Ravenna: gli stranieri al fianco dei Vigili urbani

Sono state veramente innumerevoli le manifestazioni organizzate in Italia in occasione della Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati celebrata nella giornata di ieri, ma tra tutte il progetto varato dal Comune di Ravenna assume connotati e caratteristiche di grande prospettiva e di precursore dei tempi. Sebbene le iniziative puntuali della domenica rivestano tutte caratteri di importanza e pregio il progetto che prossimamente la Polizia municipale di Ravenna intende avviare, grazie anche ad un finanziamento di 63 mila Euro della Regione Emilia Romagna, merita una citazione particolare.

All’epoca delle città sempre più multietniche e ospitanti cittadini stranieri, il Comune ha pensato bene di affiancare ai vigili urbani alcuni “mediatori culturali” prendendoli dalle comunità di migranti presenti sul territorio. La valutazione dei risultati del progetto, inoltre, dovrà servire a delineare un modello replicabile in altre città.

Mi sembra un’iniziativa che finalmente, dopo tanta retorica, mette a frutto le competenze dei migranti, ne valorizza le loro radici culturali e integra, tra l’altro in una struttura pubblica, i cittadini di altre nazioni. Un progetto concreto che sembra incarnare il monito ancora lanciato dal Santo Padre all’Angelus di domenica in occasione della GMM.

 

Più “rimesse” nel 2012, ma…..

Nonostante la drammatica crisi economica globale, le rimesse degli immigrati aumentano. Questo il dato più eclatante, che coglie di sorpresa noti economisti, che emerge dal rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale. Sarebbe di ben 534 miliardi di dollari, circa 150 in più rispetto al 2011, il totale delle risorse economiche regolarmente trasferite dai migranti nei loro Paesi di origine che, con buona probabilità, raddoppierebbero considerando i fondi transitati per circuiti informali.  Una tendenza che gli esperti della Banca vedono confermarsi nei prossimi anni, tanto da stimare in 685 i miliardi di dollari che si raggiungeranno nel 2015. Stiamo parlando per questo 2012 di risorse economiche pari a 4-5 volte quanto stanziato dai Paesi ricchi per la cooperazione internazionale e per lo sviluppo dei Paesi poveri, visto che ben 406 di questi miliardi sono trasferiti verso Paesi in Via di Sviluppo.

Il dato, tuttavia, va letto alla luce dei dettagli forniti dallo stesso rapporto dai quali si evincono anche i motivi di questa apparentemente incomprensibile controtendenza. Così, ad esempio, si scopre che il maggior incremento si registra da Paesi come Russia e Paesi del Golfo Arabo dove, grazie all’innalzamento significativo dei prezzi di petrolio e gas, i migranti provenienti in prevalenza da Paesi asiatici e medio orientali trovano impiego e si avvalgono di costi di trasferimento relativamente bassi. Come nel caso di Mosca dove le commissioni bancarie per l’invio delle rimesse sono limitate ad un 2%.

O, al contrario, si evince come in Europa il dato positivo segna un notevole affievolimento, quando non una vera e propria regressione. Letto dal lato dei principali Paesi beneficiari delle rimesse dal vecchio continente, notoriamente africani, latino americani e dell’Europa dell’est, l’incremento non sempre è percepibile. Il motivo? Sempre secondo la Banca Mondiale, ciò sarebbe principalmente dovuto alla più severa recessione economica, ma anche all’incidenza negativa che hanno sulle percentuali di impiego dei migranti le recrudescenze xenofobe e le pulsioni islamofobiche, nonché le politiche di respingimento e le difficoltà di regolarizzazione degli stranieri che vanno per la maggiore nei Paesi dell’Unione Europea.

Sono dati di un Rapporto che dovrebbe portare ad una seria riflessione i decisori e gli operatori di questa nostra Europa e, ancor di più, di questa nostra Italia dalla memoria corta. Così corta da non ricordare quanto noi dobbiamo alle “rimesse” che i nostri emigrati hanno trasferito e tutt’ora trasferiscono in patria e, per contro, da indugiare  nell’assumere provvedimenti efficaci verso chi le risorse le investe all’estero nelle banche fantasma, nei paradisi fiscali o più semplicemente laddove può massimizzare i profitti,  e nei confronti di chi specula sulle transazioni monetarie di onesti lavoratori.

Il Presidente Napolitano e il diritto al lavoro

L’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Conferenza internazionale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, costituisce un precedente di altissima rilevanza. Soprattutto in considerazione dell’attenzione dimostrata ad una delle piaghe più drammatiche del nostro tempo: la situazione dei lavoratori nel mondo.

Basta citare alcuni dati per rendersi subito conto delle proporzioni drammatiche che ancora vigono nel mercato del lavoro globale: 150 milioni di minori sono attualmente inseriti in attività lavorative; solamente 1 persona su 5 nel mondo gode di una qualche forma di protezione sociale (assicurazione, pensione, assegni familiari, ecc.); la stima dei posti di lavoro necessari a ridurre la disoccupazione a livello mondiale si aggirano sui 600 milioni di posti di lavoro; e nella sola Italia sono 500 mila i lavoratori che lavorano sotto i cosiddetti “caporalati” gestiti dalle mafie e dalle organizzazioni criminali. Un crimine, questo, finalmente perseguito con la reclusione da 3 a 4 anni di carcere dopo che dal suo nascere i gestori di questo racket se la sono cavata con una ammenda pecuniaria spesso ammontante a soli 50 Euro!

Al quanto condivisibile, quindi, la richiesta avanzata dalle confederazioni sindacali italiane e delle loro reti internazionali in occasione del G20 del lavoro con la quale si richiede che entro il 2015 tutti gli Stati membri ONU definiscano ed adottino un piano di protezione sociale per i loro rispettivi lavoratori. Piani che dovranno tenere in debito conto l’Agenda per il lavoro decente, norma internazionale ancora oggi disattesa in moltissime situazioni e da moltissimi legislazioni nazionali.