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5 x mille: lo Stato ruba ancora soldi al no profit

Nulla di nuovo, purtroppo, sul fronte del 5 x mille : con la Legge di stabilità proposta dal Governo Letta, resta il tetto di 400 milioni di Euro e non vi è traccia della stabilizzazione di questo strumento.

Nonostante che nel 2011 17 milioni di italiani abbiano liberamente deciso di detsinare al no profit circa 488 milioni di Euro, e alla faccia delle tante pressioni fatte dalle raprpesentanze di terzo settore alle quali hanno sempre fatto seguito promesse da parte della politica, anche questo Governo si ostina a mantenere un platfond inferiore sottraendo di fatto risorse alle organizzazioni no profit e accaparrandosi illegalmente somme di denaro che i contribuenti hanno destinato ad altro.

E’ per questo che di nuovo Vita.it rilancia una petizione per chiedere che non si prosegua oltre in questo abuso e che il 5 x mille diventi legge subito.

Firma anche tu la petizione che ha già raccolto oltre 5.000 adesioni sul sito www.vita.it

Cinque per mille: una buona notizia con qualche neo

Dopo anni di insistente richiesta delle rappresentanze del terzo settore italiano, finalmente il Governo Monti ha deliberato la stabilizzazione del “cinque per mille”. Istituito nel 2006, questo strumento di vera sussidiarietà, ad oggi è già stato utilizzato da oltre 15 milioni di italiani che in questi sei anni hanno significativamente contribuito al sostentamento degli innumerevoli servizi ed attività che le associazioni no profit gestiscono in favore dei cittadini più bisognosi e per il bene comune dell’Italia.

Una buona notizia, dunque, tuttavia ancora macchiata da qualche neo che ancora si attende venga definitivamente rimosso dall’Esecutivo in carica. Innanzitutto, la salvaguardia del diritto di libera scelta dei contribuenti: nulla, infatti, deve compromettere o limitare la possibilità degli italiani di scegliere a quali dei numerosissimi soggetti ammessi destinare i proventi derivanti da questo istituto. In secondo luogo, eliminando, o almeno innalzando significativamente, il “tetto” di copertura finanziaria ancora oggi fissato ad un livello decisamente inferiore al gettito potenzialmente raggiungibile (per il 2012 la legge di stabilità lo ha nuovamente stabilito in 400 milioni di Euro). Terzo, riprecisando e limitando i criteri di accesso degli enti ed associazioni al fine di discernere con maggior puntualità le categorie e i soggetti realmente compatibili con le finalità e gli obiettivi voluti dal legislatore e espellere le non poche realtà oggi beneficiarie che poco hanno a vedere con essi.

Sono misure e decisioni che molto contribuirebbero a rendere ancora più efficace il “cinque per mille” dando ad esso più trasparenza e maggior efficienza. Certo che se oltre a ciò l’Agenzia per le Entrate provvedesse a rispettare quanto previsto per legge con il DPCM del 23 aprile 2010, che impone la pubblicazione degli elenchi dei soggetti ammessi e di quelli esclusi per l’anno 2010 comprensivi delle scelte fatte e dei relativi importi devoluti, si potrebbe coronare il plauso alle istituzioni del nostro Paese. Un anno di ritardo, infatti, ci pare oltre ogni limite di accettabilità della fisiologica inadempienza della burocrazia italiana.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)

Nuovo attacco del Governo al 5 x mille

L’ultima trovata del Governo Monti rispetto al 5 x mille, è quella di destinarne una parte al Ministero per i Beni Culturali. Con l’approvazione del decreto legge 98/2011 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria – GU n. 155 del 6-7-2011), infatti, pur avendo ribadito la possibilità di destinare il 5 x mille anche al finanziamento di attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali,  il Governo ha deciso le risorse destinate a queste attività siano gestite dal Ministero della cultura il quale deciderà successivamente a quali associazioni ed enti distribuire finanziamenti. Con quali criteri? Sulla base di quali dati ed indicazioni? tutto ciò non è dato di sapere. Un ennesimo grave attentato alla libera scelta dei cittadini che, sino ad oggi, – e a parte la poco conosciuta norma del “tetto” oltre il quale la liberalità dei cittadini non viene rispettata essendo l’eccedente re-incamerato dallo Stato – potevano scegliere direttamente le associazioni beneficiarie.

Le reazioni delle associazioni e del Terzo Settore sono ancora una volta unanimi e al quanto determinate. Speriamo che il Governo voglia finalmente accogliere le loro richieste e togliere le storture procedurali ad un meccanismo di grande validità e, alla luce dei tagli dei finanziamenti pubblici, sempre più vitale per le tantissime iniziative di utilità sociale promosse dal terso settore italiano.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)

Riforma della difesa: un primo timido passo avanti

Il Ministro della Difesa, l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha presentato in Parlamento la riforma delle forze armate e i relativi tagli inferti al capitolo di spesa  per le spese militari. Ivi compresa la piccola riduzione del programma JSF /Joint Strike Fighter , per il quale i Governi precedenti si sono impegnati ad acquistare 131 dei  famigerati F35, per un costo totale di 131 Miliardi di Euro.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti e l’attuale Governo “tecnico” spesso sono riconosciuti come capaci di atti coraggiosi. Soprattutto laddove, in nome del necessario risanamento del bilancio dello Stato e della situazione economica del Paese, hanno imposto scelte drastiche, misure draconiane e di conseguenza grandi sacrifici a noi cittadini. Queste caratteristiche, al contrario, non sembrano corrispondere alle decisioni assunte in materia di spese militari e presentate in Parlamento dal Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

Pur riconoscendo la positività di aver finalmente rotto un tabù come la possibilità di ridurre le risorse allocate al bilancio della difesa del nostro Paese, come sino ad oggi sostenuto e praticato dai precedenti Esecutivi, tuttavia i tagli previsti dal Governo sulle spese per le forze armate non sono che un primo passo ancora non sufficiente, tenuto anche conto delle più volte denunciate esuberanza e disequilibrio delle risorse economiche e umane che fanno del nostro esercito il meno efficiente in Europa.

Lo stesso Ministro Di Paola ha finalmente condiviso questa nostra valutazione pur tuttavia prevedendo l’applicazione delle conseguenti correzioni nell’arco dei prossimi dieci anni. Un lasso di tempo difficilmente giustificabile quando, ad esempio, l’intervento attuato sulle pensioni degli italiani è stato concretizzato dalla sera alla mattina. Con qualche illustre lacrima in più, forse, si sarebbe potuto accelerare una riforma invocata da anni e anch’essa supportata da eloquenti dati oggettivi.

Ma oltre a ciò, non può essere condivisa la timidezza con cui si procede alla riduzione degli impegni assunti dall’Italia nel famigerato progetto JSF (Joint Strike Fighter) che prevedevano l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 . Il taglio annunciato di 41 unità, ovvero di circa il 30% rispetto all’impegno economico originario di 15 miliardi di Euro, evidentemente non ci soddisfa nella quantità, ma nemmeno nella sua strategia. Questa scelta parziale conferma infatti come ancora si pensi alla difesa della Patria e agli interventi di pacificazione all’estero unicamente riferendoli all’utilizzo delle armi e di micidiali ordigni di morte. Il nostro convinto parere, supportato da numerose esperienze sul campo, è che la pace, la democrazia e lo sviluppo sono prioritariamente raggiungibili  con la cooperazione allo sviluppo, il volontariato internazionale, la prevenzione dei conflitti, il rispetto dei diritti umani e, come sancito dalla nostra Costituzione, dalla difesa non armata e non violenta che ha nel Servizio Civile Volontario la più concreta occasione di messa in pratica. Tutti capitoli di spesa per i quali il decisionismo del Governo non ha esitato a tagliare o a non reintegrare le risorse disponibili, oggi praticamente ridotte a zero.

Per questo torniamo a chiedere al Presidente del Consiglio che prosegua con maggior determinazione nella strada indicata da questo primo gesto dimostrando al Paese che tra i “lussi” troppo costosi che non ci possiamo più permettere c’è anche quello di partecipare alla guerra globale. Se non per convinzione, almeno per coerenza.