Da oggi anche l’accesso all’acqua è un diritto umano

Con il voto favorevole di 122 Paesi e l’astensione di 41 il 28 luglio scorso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione proposta dalla Bolivia con la quale si inserisce nella Dichiarazione dei diritti umani quello dell’accesso all’acqua. Un risultato importante ed un passo avanti significativo per quella che ormai da due decenni è una delle principali battaglie delle Organizzazioni della società civile internazionale. La richiesta di inserimento dell’acqua tra i diritti umani, era tra quelle rivendicate già nel lontano 1996 quando in occasione del primo Vertice mondiale sulla fame nel mondo indetto dalla FAO, 2.000 rappresentanti di ogni angolo del pianeta si erano riuniti a Roma nel primo Forum mondiale sulla Sovranità Alimentare che ebbi l’onore di presiedere. Sebbene il focus principale del Forum fosse quello del diritto allla sovranità alimentare e all’accesso al cibo per tutti in qualità e quantità adeguate, non vi era il benché minimo dubbio circa la necessità che anche l’acqua fosse inclusa tra i diritti umani fondamentali. Tanto che lo striscione di apertura della imponente manifestazione organizzata per le strade di Roma al termine del Forum, riportava la scritta “cibo, acqua e lavoro per tutti”. Le piaghe della fame e della sete che ancora oggi scandalosamente si abbattono sul nostro pianeta, vanno di pari passo anche nei loro drammatici numeri: 1.02 miliardi di persone non hanno cibo sufficiente e 841 milioni non hanno accesso ad acqua potabile. La Risoluzione dell’ONU del 28 luglio, quindi, segna finalmente una tappa importante, ma non la fine della battaglia. Innanziatutto in quanto alcuni tra i Governi più potenti si sono astenuti al momento del voto e tra questi USA, Canada, Australia e Regno Unito che considerano insufficienti i riferimenti giuridici per una imposizione del diritto. In seconda battuta, in quanto la Risoluzione ONU “non è vincolante”. Il che significa che, come nella stragrande maggioranza dei casi, starà alla “buona volontà” dei singoli Governi tradurla in scelte e politiche concrete per i rispettivi Paesi. Bene allora ha fatto Amnesty International a pubblicare , immediatamente dopo il voto, un appello a tutti i Paesi del mondo affinché si attivino per sua rapida implementazione. Intanto e ancor di più, in Italia continua la battaglia referendaria per abrogare il decreto del Consiglio Ministri con il quale si vorrebbe privatizzare l’acqua nel nostro Paese. La raccolta firme ha avuto un grande successo e lo scorso mese di luglio sono state depositate alla Corte di Cassazioone di Roma. Da adesso, abbiamo un argomento in più.

Ha ancora senso il G8 ?

Venerdì 25 giugno si è aperto in Canada il Vertice dei G8. Riuniti a Muskoka- splendida località nelle vicinanze di Toronto – gli otto grandi della terra sembrano convenuti più per dare continuità ad una tradizione decennale che perchè convinti della efficcacia della riunione. non è un caso, infatti, che anche questa edizione del G8 si tiene a ridosso di quella dei G20 che si aprirà sabato 26 nel pomeriggio. La cosapevolezza che i problemi in agenda di questi vertici internazionali abbisognino di una trattazione più allargata che non quella dei leader degli otto Paesi è ormai acquisita anche dagli stessi capi di stato e di governo arrivati con i loro jet personali in Canada. la geomoetria del G8 risponde ad un assetto mondiale che ormai è sempre più lontano dalla realtà di oggi. Le grandi economie emergenti – Cina, Brasile, India solo per citarne alcune di queste – che sono invece a peino titolo partecipanti al G20 sono attori indispensabili per affrontare le grandi questinoi internazionali. Basti pensare al fatto che iil mercato interno di Cina e India, ovvero il potenziale bacino di espansinone economico e commerciale, potenzialmente conta di più di 2.5 miliardi di persone, cioè di nuovi consumatori ai quali guardare per una vera ripresa dei mercati e delle econoie internazionali. ma a differenza di qualche anno orsono, queste economie chiedono anche di sedere al tavolo dei decisori e non più di solamente subire le scelte dei “vecchi” potentati economici seduti al tavolo dei G8. Nella previsione che anche in questa occasione il G8 non giungerà a conclusioni degne di nota – se non quelle di probabilmente reiterare impegni e promesse ai quali ormai credesolo chi ancora vive nel mondo delle favole – il Vertice di Muskoka non può che trovare un senso nell’essere un meeting preparatorio per quello vero e importante che aprirà i battenti sabato 26.

Perchè fare Stand Up

Forum Società Civile FAO 2009