Di cosa ha paura il mondo?

Stando ai dati del recente sondaggio pubblicato dal Pew Research Center di Washington, l’opinione pubblica mondiale pone i cambiamenti climatici, l’instabilità economica e gli attacchi terroristici in testa alla classifica delle paure quotidiane. A livello globale, infatti, questo sondaggio condotto tra marzo e maggio di quest’anno su di un campione di 45.435  persone di 40 Paesi, rileva come la preoccupazione per le conseguenze dei cambiamenti climatici registri un 46%, % la situazione economica il 42% e le possibili azioni dell’ISIS il 41%.

Ciò che attira l’attenzione, però, è la lettura degli stessi dati disaggregati per aree geografiche visto che la condivisione dei pareri varia significativamente tra i diversi continenti e regioni del mondo. Infatti, mentre il clima e gli scenari futuri dell’ambiente preoccupa per lo più i Paesi in Via di Sviluppo, la crisi economica è lo spauracchio dell’ex impero sovietico, mentre l’ISIS la fa da padrone tra gli spettri evocati in quella parte del mondo economicamente più avanzata. Per gli abitanti di Canada, USA, Giappone, Australia e “vecchia” Europa, infatti, l’ISIS e gli attacchi terroristici sono la prima questione evocata da mediamente il 70% del campione; percentuale analoga a quella rilevata per i cambiamenti climatici analizzando le interviste condotte in America Latina, Africa, Cina, India e Filippine.

Considerando le genesi dei fenomeni appena citati, sembrerebbe poter trarre una deduzione al quanto triste: paure e responsabilità sembrano orientate in direzioni opposte. I maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, le nazioni più avanzate con alti tassi di produzione di CO2 e gas serra, sono preoccupate del terrorismo, mentre i cittadini dei Paesi con significativa presenza di organizzazioni terroristiche e già oggetto di efferati e continui attacchi da esse perpetrati sono prioritariamente inquietate dalle conseguenze del clima impazzito di questi ultimi anni. Due casi emblematici: il primo rappresentato dalla Nigeria, drammaticamente nota per le ripetute stragi operate da organizzazioni legate all’estremismo islamico, dove l’ISIS è in cima alle preoccupazioni del 36% del campione contro il 65% attribuito ai cambiamenti climatici; il secondo da USA, maggior produttore mondiale di CO2, e Germania, alla ribalta per la truffa ecologica di Volkswagen e Audi, accomunate da un 68 – 70% di share per il terrorismo contro rispettivamente il 42 e addirittura il 34% riservato agli attacchi di ISIS.

L’Italia: allineata con il resto del mondo “ricco”: 69% per gli attacchi terroristici e 45% per i cambiamenti climatici. Chissà quante vittime delle recenti alluvioni che hanno flagellato il Paese rientrava nel campione di questa indagine !

(articolo pubblicato su Repubblica.it)