La UE crede nelle Reti di società civile

Con l’approvazione del bando “Strengthening Regional, European and Global CSO Umbrella Organisations l’Unione Europea stanzia oltre 50 milioni di euro per il rafforzamento delle Reti di organizzazioni di società civile. Da sempre, anche contro il parere dei più e passando per un retrograde antiefficienza, sostengo una via alternativa e complementare, ma altrettanto foriera di risultati positivi, a quella intrapresa con la sovrastrutturazione e l’ingigantimento delle singole organizzazioni, almeno di quelle che lo hanno potuto e saputo fare. Le indispensabili competenze e le necessarie risorse per affrontare la complessità delle problematiche dello sviluppo, infatti, ammettono vie diverse per il loro conseguimento e ciò anche attraverso il lavoro di rete e la cooperazione tra organismi.

Sembra che la Commissione europea continui a condividere questa strada dato che, come negli anni scorsi, mantiene ancora aperti i rubinetti del bilancio comunitario per le realtà di secondo livello della società civile. Certo non di tutte. Ammesse ai finanziamenti saranno quelle reti capaci di dimostrare competenze multisettoriali e, soprattutto, in grado di fornire un programma coerente articolato su obiettivi programmatici pluriennali e condivisi dai propri membri. A queste condizioni, interessanti e per alcuni sicuramente rivoluzionarie del loro modo di agire e di rapportarsi con i propri associati, le organizzazioni di secondo livello potranno ottenere sostegno economico alle loro attività di rappresentanza e di coordinamento e alle loro azioni di lobbying e advocacy.

Efficacia ed efficienza sono obiettivi irrinunciabili per una corretta azione di cooperazione. Tuttavia, lo ribadiamo forti della condivisione della Commissione, le vie per il loro raggiungimento sono diverse e non sempre e non per forza di cose coincidono con notorietà, dimensioni e strutturazione delle singole organizzazioni. La mia personale speranza che questa strategia istituzionale possa fare breccia anche nelle istituzioni e nella società civile italiane ritrova un barlume di speranza che spero sia alimentato da una pronta e positiva reazione dalla organizzazioni di società civile italiane che metta definitivamente da parte stupide gelosie e dannose competizioni individualistiche. Sarebbe un metodo di lavoro efficace e ciò che ancor più conta molto più coerente e attinente alla morfologia  della società civile italiana caratterizzata da piccole organizzazioni capillarmente distribuite sul territori, di ridotte dimensioni e limitate risorse umane ed economiche.