Diritti dei bambini: gli USA ancora assenti

Con la ratifica da parte della Somalia della Convenzione sui diritti del bambino avvenuta lo scorso 23 gennaio, solo Stati Uniti e Sud Sudan rimangono al di fuori del novero dei Paesi che hanno adottato questo fondamentale atto che la comunità internazionale ha voluto in materia di tutela dei diritti umani. Tuttavia, questo dato di fatto esige una profonda distinzione analizzandone le cause che motivano queste due defezioni. Mentre, infatti, per la neo Repubblica del Sud Sudan, che ricordiamo ha ottenuto il riconoscimento con l’indipendenza conquistata dal Sudan lo scorso 9 luglio 2011, la non ratifica si può principalmente attribuire ad una comprensibile progressiva uniformazione alle disposizioni internazionali che certo richiede tempi adeguati, per gli USA la questione è ben diversa.

Nonostante l’amministrazione USA abbia firmato  la Convenzione già nel lontano 1995, quando Madeleine Albright occupava il posto di ambasciatrice di Washington alle Nazioni Unite, nessun governo successivo ha mai sottoposto al Senato statunitense la ratifica di questo strumento che, lo ricordiamo, necessita dei due terzi dei voti favorevoli.  Va da se, come sottolineato a più riprese dalla maggioranza degli osservatori internazionali, che il maggior ostacolo all’adesione USA risieda fondamentalmente nel riconoscimento implicito di una possibile ingerenza nella sovranità nazionale da parte delle istituzioni globali che tale ratifica potrebbe indurre.

A 25 anni dalla entrata in vigore della Convenzione, approvata dall’Assemblea ONU nel 1989  ed entrata in vigore l’anno successivo, a fronte dei 195 Paesi che già hanno adottato la Convenzione la riluttanza statunitense stride ancor più allorquando la ratifica viene effettuata da uno Stato come la Somalia, da essi considerato “senza legge” e quindi oggetto degli interventi americani a favore della sua “democratizzazione” e per favorirne una maggior legalità.

La petizione inoltrata al Presidente Obama da parte di 125 organizzazioni nazionali e mondiali per sollecitare la procedura di ratifica  riapre una speranza per un rapido allineamento degli USA al resto della comunità internazionale, e riaccende una riflessione su come la via alla democrazia richieda anche una coerenza che deve essere dimostrata soprattutto da parte di chi si propone sullo scenario globale come “modello” di riferimento e di chi agisce per la sua affermazione.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)