Nuova Legge, vecchie risorse

Appena approvata, la nuova Legge sulla cooperazione allo sviluppo rischia di essere già ferma con le quattro frecce. Come ormai consuetudine degli ultimi anni, infatti, anche la legge di stabilità per il 2015 potrebbe non prevedere un incremento degli stanziamenti ad essa destinati che, come ormai tutti sappiamo, restano bloccati a numeri oscillanti tra la vergogna e l’insignificanza.

La bozza in discussione in questi giorni al Senato, per ora altro non fa che confermare il miserrimo 0,16% del PIL che nel 2014 è stato destinato al capitolo di spesa per la cooperazione allo sviluppo. E come se non bastasse, questo stallo potrebbe essere aggravato dal previsto aumento dell’imposizione fiscale sugli utili delle fondazioni di origine bancaria che, in questi tempi di vacche magrissime, hanno servito da parziale compensazione alla carenza di risorse statali.

A denunciarlo sono le rappresentanze delle ONG che in un comunicato stampa si appellano ai parlamentari affinché approvino un incremento di 25 milioni di Euro dei fondi destinati nel 2014 alla cooperazione del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale. Una richiesta più che ragionevole, forse addirittura minimale, motivata oltre che dall’annosa inadempienza con gli impegni assunti con la comunità internazionale anche dal considerevole ampliamento della platea degli attori di società civile ammessi ai contributi pubblici con la nova Legge approvata lo scorso mese di agosto. A tal proposito, pensare che lo stanziamento per tutti i progetti ONG previsti con il recente ultimo bando pubblicato dal MAE sia di 10 milioni di Euro lascia ancora più sconcertati. Pur considerando la leggera flessione del numero di progetti già presentati dalle ONG per ottenere contributi, in totale 166, una così esigua somma sa di ridicolo per le stesse ONG e per i nostri partner europei che guarderanno ancora nel 2015 a questa povera Italia che tanto parla e poco fa.

Sino ad oggi, e volentieri vorrei essere smentito nei prossimi giorni, le innovazioni apportate con la riforma della vecchia legge 49/87 hanno il sapore di una inutile retorica o di belle idee senza mezzi di attuazione. Anche se criticato da più parti, resto fermamente convinto di quanto già sostenuto in passato: la quantità degli aiuti resta dimensione irrinunciabile senza la quale tutto il resto diventa ginnastica intellettuale o meschina giustificatoria di comportamenti incoerenti.