Lo 0,7% resta l’obiettivo.

Da qualche tempo in qua, anche  tra gli operatori della cooperazione internazionale l‘obiettivo dello stanziamento dello 0,7% del PIL per la cooperazione allo sviluppo incontra lo scetticismo dettato dalla carenza generale di risorse e dalla cultura della spending review indotte dalla crisi economica corrente. Eppure, altri Governi hanno dimostrato che ancora oggi, nonostante tutto, questo traguardo è assolutamente raggiungibile meritando così di essere riconfermato.

Vale la pena qui ricordare che la percentuale dello 0,7 è stata ancora recentemente confermata come la quantità di risorse necessaria per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio da autorevolissime istituzioni internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. La stima, è risaputo, si basa sul calcolo delle ricchezze prodotte dai Paesi industrializzati alle quali oggi si vanno ad aggiungere quelle stanziate dalle economie emergenti di Paesi che sono passati da “beneficiari” a donatori. Un ammontare complessivo che nel 2013 ha portato la comunità internazionale nel suo insieme a rendere disponibili sotto forma di Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) 134,5 miliardi di dollari.

E’ anche noto come l’Italia, da vent’anni in qua, sia tra i Paesi con le peggiori performance e con tendenze decrescenti.  Dal ’92, infatti, gli stanziamenti definite con le annuali “finanziarie” hanno manifestato tagli poderosi a fronte di qualche timido segnale di inversione di tendenza finito poi in bolla di sapone. Anche in questi ultimi anni, le cose non sono cambiate: dal 2008 al 2012 gli Aiuti italiani sono scesi da 4,86 a 2,87 miliardi di dollari che tradotto in termini percentuali corrispondono rispettivamente allo 0,22 e allo 0,14%.

Tutti i Governi sin qui incontrati sul tema, hanno immancabilmente riproposto la stessa posizione: vorremmo fare di più, ma con la crisi in corso non ci è  possibile. Spesso, poi, non tralasciando di evocare ricatti moralistici e presunte guerre tra poveri che ipotizzavano soluzioni diverse solo a condizione di tagliare qualche altra spesa sociale riservata alle fasce deboli del nostro Paese.

Eppure, altri Paesi della Unione Europea hanno recentemente dimostrato come la crisi non sia elemento determinante per una intensa attività di cooperazione . Oltre ai virtuosi Paesi del Nord Europa, ormai noti per aver da tempo raggiunto e superato la soglia dello 0,7%, la Gran Bretagna, ad esempio, lo scorso anno ha incrementato l’APS sino a raggiungere la percentuale dello 0,72% del suo PIL; la Francia, ancora, ha fatto registrare il record di allocazioni portando la cifra complessiva dell’APS a 7,8 miliardi di dollari – tre volte più dell’Italia; e addirittura, Paesi non certo più floridi del nostro, come ad esempio la Turchia, ci hanno surclassato mettendo a disposizione budget superiori a quelli decisi a Roma. 

Sono dati che vogliamo riportare all’attenzione del Governo Renzi mentre sta declinando il suo programma economico; al Viceministro Pistelli, riconfermato nella sua carica e nel pieno del suo impegno per la riforma e il rilancio della cooperazione italiana. Ma soprattutto, li vogliamo ricordare anche alle ONG e agli altri attori della cooperazione nazionale: forse un po’ più di grinta e un po’ meno di accondiscendenza gioverebbero a ridare fiato ad una cooperazione allo sviluppo che da troppo tempo fa i conti con una scandalosa ristrettezza di risorse economiche stanziate.