Clima: occorre agire subito

In questi giorni i principali media internazionali stanno battendo le notizie relative alla presentazione del nuovo rapporto del Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC delle Nazioni Unite avvenuta lo scorso 31 marzo. Gli avvertimenti circa le più che probabili conseguenze degli sconvolgimenti ambientali, sociali ed economici che i cambiamenti climatici in corso, se non affrontati con  misure adeguate, contenute nella seconda parte del Rapporto che sarà completato entro il prossimo ottobre assumono carattere di drammaticità. La grande novità di questo “capitolo” del rapporto sta nel numero e nelle consistenze delle prove addotte che dovrebbero finalmente convincere anche i più scettici dei negazionisti a desistere dalla loro prezzolata e strumentale battaglia per salvaguardare e favorire i comportamenti irresponsabili di soggetti politici, istituzionali e economici che ancora traggono ingenti profitti dallo sfruttamento incondizionato di risorse e beni comuni.

Intere isole e vaste zone costiere saranno spazzate via dall’innalzamento del livello dei mari; 200 milioni di persone saranno costrette a migrare per sfuggire a nuove condizioni di invivibilità dei territori sino ad ora occupati; la diffusione di vecchie e nuove malattie innalzerà esponenzialmente il numero delle vittime e i costi dei sistemi sanitari pubblici; le produzioni agricole sono destinate a diminuire nelle zone temperate e in quelle calde aumentando il già enorme problema dell’approvvigionamento in cibo per una umanità in crescita. Una serie di situazioni che, alla lunga secondo l’IPCC, non potranno che sfociare in nuovi disordini sociali e perfino in vere e proprie guerre civili indotte da nuove condizioni di grandissima competitività tra persone e comunità.

Le necessarie, urgenti e auspicate misure di “adattamento” e di “mitigazione” abbisognano delle risorse sufficienti per essere adottate anche da parte dei Paesi più poveri i quali senza un adeguato supporto della cooperazione internazionale non potranno avere certo la forza e gli strumenti per modificare i loro comportamenti non compatibili con gli standard internazionali spesso, vale qui la pena ricordarlo, essendo ricettori di tecnologie desuete e anti ecologiche esportate in nome della stessa cooperazione e della solidarietà dai Paesi più ricchi.

Sul versante italiano, lasciano ben sperare le dichiarazioni del Ministro per l’Ambiente Galletti rilasciate oggi a Repubblica con le quali l’impegno del Governo sia a livello nazionale come sul fronte internazionale proiettano un ruolo attivo dell’Italia in questa impellente battaglia da condurre per tutto il pianeta e tutti i suoi abitanti. Noi italiani compresi.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)