Lotta alla fame: la crescita economica non basta

La fame nel mondo colpisce ancora 842 milioni di persone che nella stragrande maggioranza vivono nei Paesi in Via di Sviluppo dato che “solo” 115,7 milioni abitano nei Paesi sviluppati, e la crescita economica da sola non basta a rimuovere questo scandalo. Queste le principali conclusioni a cui è giunto il rapporto congiunto delle tre Agenzie ONU del cosiddetto “polo alimentare romano” (FAO, IFAD e PAM) dal titolo The State of Food Insecurity in the World- The multiple dimensions of food security (Sofi 2013) presentato lo scorso 1 ottobre.

Le indicazioni ai decisori politici sono al quanto chiare e perentorie. Come affermano i tre direttori delle Agenzie ONU “occorre intervenire subito e con maggiore impegno” al fine di promuovere “interventi in agricoltura, e nei sistemi alimentari nel loro complesso, ma anche nei servizi sanitari, nell’istruzione, con una particolare attenzione alle donne. Le politiche volte a migliorare la produttività agricola ed aumentare la disponibilità di cibo, soprattutto per i piccoli agricoltori, possono conseguire una riduzione della fame anche laddove la povertà è molto diffusa. Quando sono associati con misure di protezione sociale che aiutano a far aumentare i redditi delle famiglie povere, possono avere un effetto ancora più positivo e stimolare lo sviluppo rurale, attraverso la creazione di mercati e opportunità di lavoro, con una conseguente crescita economica equa”.

La crescita economica da sola non è garanzia di riuscita perché rischia di “non generare necessariamente posti di lavoro, migliori opportunità e reddito per tutti, a meno che non vi siano politiche specifiche per i poveri, soprattutto nelle aree rurali”.

Il Rapporto sarà tra le priorità di discussione al prossimo Comitato sulla Sicurezza Alimentare che aprirà i battenti alla FAO a Roma lunedì 7 ottobre e che vedrà Governi, istituzioni internazionali e Organizzazioni di Società Civile riunite alla ricerca di efficaci soluzioni da mettere in campo nei prossimi mesi.