Siria: l’Italia non va alla guerra

Anche con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che darebbe il via all’intervento armato in Siria, l’Italia questa volta non schiererà le truppe.

Ci voleva un Governo con il centro destra e un Ministro della Difesa di quello schieramento politico per finalmente evitare l’ennesimo coinvolgimento del nostro Paese in un nuovo conflitto che, sebbene ancora una volta presentato come “guerra lampo”, rischia di riproiettare il medio oriente nell’ennesima guerra infinita. Si perchè le forze in gioco sono sempre quelle che hanno dato vita ai conflitti nei Paesi limitrofi e che da ormai 20 anni tengono la popolazione di quei territori e i militari dei Paesi belligeranti in una spirale di violenza e di morte.

Una bella notizia che, però, ripropone le problematiche irrisolte della comunità internazionale. A partire da una ONU ancora in panne per l’ostruzionismo di Russia e Cina, chiaramente schierate per il non intervento e altrettanto posizionate a difesa dei rispettivi interessi geopolitici, fino all’annosa questione di una organizzazione internazionale come le Naizoni Unite deputata alla prevenzione dei conflitti ed al mantenimento della pace che per esercitare questo suo ruolo deve mendicare truppe, in assenza di esercito proprio, ai propri Stati membri. Che anche in questo caso, vedono in prima fila gli USA, Gran Bretagna e Francia. Dietro il loro umanitarismo di facciata, così farisaico da non aver previsto di intervenire mentre Hassad sterminava oltre 90 mila civili inermi e da cogliere l’ultimo crimine dell’uso dei gas nervini come pretesto per difendere i propri interessi e rilanciare le loro economie in grave difficoltà.

Purtroppo le bombe troneranno a piovere sulla popolazione siriana. Ma almeno questa volta l’Italia non sarà complice di questa ennesima strage. Magra consolazione che, speriamo, non sia solo innescata dalle ristrettezze di risorse economiche del Paese, ma da un vero cambio di politica estera da praticare e far valere da oggi in poi.