Nuovi attori, stesso copione

L’India vince la causa contro la Novartis per i farmaci contro il cancro, fa un incredibile braccio di ferro con il Governo italiano per i due “marò” e acquista case automobilistiche europee; i BRICS decidono per una Banca di sviluppo comune e le economie emergenti stringono un patto per una strategia di cooperazione rafforzata; il Brasile si prepara ad ospitare la Giornata Mondiale della Gioventù, i campionati mondiali di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016; la Cina conquista i primi posti nelle classifiche dei commerci internazionali (armi comprese); la Russia tiene in ostaggio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla vicenda siriana. L’elenco degli avvenimenti che in questi mesi stanno caratterizzando l’emergere dei nuovi protagonisti del governo mondiale potrebbe continuare con molti altre citazioni. Stiamo quindi assistendo all’affermarsi di un nuovo ordine mondiale? E’ forse giunta l’epoca di un inedito assetto che reggerà i prossimi decenni? Probabilmente si. Anche i più riottosi oggi non possono che ammettere l’avvento di nuove forze e l’istaurarsi di nuovi equilibri globali. 

Tuttavia, mentre mutano i soggetti alla ribalta sembrerebbe che, purtroppo, le logiche del potere e della governance globale restino immutate. L’affermazione delle nuove economie dominanti rispondono agli stessi parametri e ai medesimi criteri seguiti in passato dalle vecchie potenze per affermarsi e imporsi sullo scacchiere mondiale. Le contraddizioni del modello di sviluppo imperante si manifestano con pari intensità anche in questo processo di nuova egemonia economico-politica. I diritti umani, molto spesso, restano la cenerentola delle politiche e l’ultima delle attenzioni dei governanti e dei potenti anche di questi paesi.

La società civile internazionale, che sovente ha giustamente alzato i vessilli di queste nazioni in virtù della necessità di sovvertire lo strapotere dell’occidente, ha di fronte una battaglia del tutto simile a quella intrapresa decenni orsono. In nome della giustizia sociale per tutti, con la stessa laicità e uguale indipendenza da stereotipi e schemi precostituiti, con pari libertà di saper vedere la sostanza delle cose e di saper andare, se del caso, controcorrente.  Virtù sempre più rare anche tra chi dovrebbe essere spina nel fianco e coscienza critica per controbilanciare l’acquiescenza diffusa e il remissivismo dominante.