Un mondo governato dalle armi

Con il nuovo studio pubblicato dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) di Stoccolma, la classifica dei principali Paesi venditori di armi nel mondo vede la Cina inserita nei primi cinque posti. Dopo che per decenni, dalla guerra fredda ad oggi, il primato di fatturato in armi restava appannaggio di USA (30 % del volume commerciale mondiale), Russia (26%), Germania (7%), Francia (6%) e Gran Bretagna (5%), dal 2012 il Governo di Pechino scalza dal quinto posto Londra acquisendo una quota globale del 5%. Il Rapporto registra inoltre un incremento complessivo del volume di affari derivante dal commercio in armi del 17% sia nel periodo 2003-2007, sia tra il 2008 e il 2012.

Dovrebbe far riflettere il dato interessante, o meglio dire inquietante, secondo il quale i primi cinque esportatori di armi, con l’eccezione della Germania, siano i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Come a significare che l’ordine mondiale garantito dall’ONU sia ancora oggi fondamentalmente basato sull’utilizzo delle armi vendute nel mondo per, come affermato del governo cinese a spiegazione del risultato conseguito, “contribuire alla capacità di autodifesa dello Stato beneficiario, non pregiudicare la pace e la stabilità della Regione e del mondo, e non interferire negli affari interni del Paese ricevente”. Con queste motivazioni il Governo di Pechino, commentando per voce di un suo delegato l’ascesa del suo Paese in fatto di commercio di armi, ha giustificato l’impennata della vendita di armi al Pakistan, considerato “il nostro Israele”, che ha contribuito in modo determinante al posizionamento nella classifica mondiale.

Chissà se anche l’Italia nella sua lunga battaglia per ottenere un seggio al Consiglio di Sicurezza dovrà intraprendere la stessa via e incrementare il proprio volume di affari in ordigni di guerra o se, come auspicato da moltissime realtà di società civile, il riordinamento del principale organo di governance globale potrà finalmente fondarsi su principi e indicatori diversi realmente protesi alla salvaguardia di un ordine mondiale orientato al rispetto dei diritti umani fondamentali, primo fra tutti quello dello sviluppo e della convivenza pacifica tra i popoli.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)