Cooperazione scordata?

La chiusura dell’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo deliberata dal governo canadese, al di la dei commenti e delle reazioni suscitate a livello nazionale, proietta ombre inquietanti sugli altri Paesi donatori. Che le spending review di vario genere applicate dai Governi arrivassero a spazzar via le strutture della cooperazione anche laddove contano su una consolidata esperienza potrebbe costitutire il primo sintomo di una irrefrenabile valanga. Che un Governo annoverato tra i G8 giustifichi una simile scelta con il risparmio di spesa per un settore che non dimostra con evidenza i nessi tra Aiuti erogati e Sviluppo conseguito dai Paesi poveri potrebbe costituire l’avvio di una nuova strumentale fase di ripensamento generalizzato circa l’utilità di investire in cooperazione internazionale.

Non è certo una novità quella delle non poche inefficienze degli Aiuti allo Sviluppo. Ma, come fatto dal Canada, assumere decisioni basate sulle analisi parziali dei macro indicatori dello sviluppo, ovvero quelle che non considerano adeguatamente i parametri distributivi della ricchezza all’interno dei Paesi e si fermanno unicamente sui grandi numeri dei PIL nazionali misconoscendo l’impatto degli aiuti nelle situazioni di povertà estrema comunque presenti, apre i dubbi sulla sua strumentalità giustificatoria di precise scelte politiche.

Alla vigilia della fondamentale sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che a settembre dovrà pronunciarsi sul futuro degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dopo la scedenza del 2015 e con l’occasione della formazione del nuovo Governo del nostro Paese sarebbe meglio reitereare con fermezza e forza la richiesta che l’Italia ottemperi i propri impegni in materia di Aiuto ai paesi poveri.

Per questo, spero che la non menzione di questa necessità tra le priorità indicate dal Forum del Terzo Settore alla consultazione con il Premier incaricato Bersani, sia solo un imperdonabile refuso del comunicato stampa diramato ad incontro avvenuto e non un ben più grave declassamento della cooperazione internazionale tra le politiche che ci si può permettere quando le casse dello Stato sono floride.

(articolo pubblicato su Vita.it)