Cooperazione senza fondi ?

Diverse rappresentanze del mondo delle ONG italiane hanno salutato l’incremento degli stanziamenti governativi per la cooperazione allo sviluppo previsto con la bozza di Legge di Stabilità per il 2013, come un “segnale di timida inversione di tendenza”. Il Governo Monti, infatti, ha proposto un finanziamento del 165% superiore a quello del 2012, che con i suoi 86 Milioni di Euro faceva registrare il minimo storico assoluto della nostra storia nazionale, innalzando la quota riservata all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo a 228 milioni di Euro. Un balzo percentuale di notevole entità che, tuttavia, scontando il punto infimo di partenza rimane ben distante dai livelli del 2008 (68% in meno) e lontanissimo dagli impegni assunti con la comunità internazionale.

Ora, la conferma di questo “timido” progresso approvato dalla Camera è al banco di prova della discussione dell’Aula di Palazzo Madama e oggetto degli appetiti delle tante lobby che in queste settimane hanno alzato la voce per rivendicare, molto spesso  a ragione, maggiore considerazione dei loro rispettivi  interessi.  Oltre alle maggiori sensibilità dell’opinione pubblica e, quindi, dei decisori rispetto ad altre voci di spesa del bilancio nazionale, in materia di aiuti ai paesi poveri non vorrei che anche a casa nostra facessero breccia le teorie ricorrenti secondo le quali le ONG sarebbero delle “strutture burocratiche asservite a donatori e governi e integrate in un sistema di aiuti che non incide sulle cause della povertà” – come asserito in una recente ricerca di Banks e Hulme della Università di Manchester. Teorie che in Inghilterra hanno ingenerato reazioni nell’opinione pubblica al quanto faziose. Stando all’autorevole The Guardian, infatti, per i cittadini inglesi le ONG avrebbero perso il loro spirito eroico iniziale a favore di un approccio iper-professionalizzato e apolitico che non ha impatto nel cambiamento e nelle battaglie sociali dei più poveri.

Penso che questo rischio potrebbe essere fortemente aumentato dalle recenti posizioni assunte da rappresentanze delle ONG del nostro Paese le quali, da tempo, vanno sostenendo come lo spazio di dialogo politico sia ben più importante dello stanziamento di risorse finanziarie stanziate dal nostro Governo.

Ovviamente, c’è del verosimile in tutte queste asserzioni. Tuttavia da sempre sostengo che la qualità e la partecipazione debbano andare di pari passo con la quantità e l’azione. Disgiungere queste due facce del problema rischia di assecondare le inadempienze delle istituzioni e giustificare la miopia della politica. Soprattutto, come potrebbe accadere in questi giorni al Senato, quando i decisori devono fare i conti con una coperta corta e strattonata da tutte le parti.

(articolo pubblicato su Vita.it)