COP 18: count down per accordo

Il conto alla rovescia per la Conferenza sui Cambiamenti Climatici – COP 18 è ormai avviato. A tre giorni dalla apertura dei lavori del Summit che si terrà a Doha – Qatar dal 26 novembre al 7 dicembre, il numero di appelli e di sollecitazioni affinché gli Stati assumano impegni coraggiosi, necessari e vincolanti testimoniano quanto le possibilità di trovare un accordo siano flebili. Neppure le dichiarazioni del Presidente Obama, rilasciate all’indomani della sua rielezione, riescono a fugare i dubbi che la COP 18 possa mettere basi efficaci a garantire che con la seconda fase di attuazione del Protocollo di Kyoto, che ricordiamo scade questo 31 dicembre, possa essere risolutiva per lottare contro i cambiamenti climatici che continuano a registrare incrementi preoccupanti. A riconoscerlo, questa volta, non sono solo “fanatici” ambientalisti o rivoluzionarie Organizzazioni di società civile, ma la stessa Banca Mondiale. Con il suo ultimo rapporto, presentato giorni orsono, l’istituzione di Bretton Woods ammette che di questo passo, ovvero senza inversioni significative di tendenza per quanto concerne le riduzioni delle emissioni dei gas serra, di qui a 50 anni l’innalzamento medio della temperatura terrestre si attesterà sui 4° C. Uno scenario catastrofico che ormai sottolineano anche media che in passato non poco indugiavano alle tesi negazioniste.

Il mondo cattolico, Caritas Internationalis e CIDSE in testa, ha lanciato il suo ultimo appello per richiamare alla responsabilità verso le generazioni future i decisori che saranno in Qatar ribadendo la necessità che a Doha si proceda secondo il principio della “responsabilità condivisa, ma differenziata”. Esso chidede, cioè, che sebbene i Paesi poveri abbiano il sacrosanto dovere di fare la loro parte nella lotta all’inquinamento, quelli industrializzati, essendo maggiormente responsabili delle emissioni dannose, devono “dare  il buon esempio” assumendo e perseguendo unilateralmente obiettivi più ambiziosi e più lungimiranti.

Una posizione condivisa anche dal Parlamento Europeo il quale, ieri, ha approvato una mozione nella quale si sollecita la UE affinché “metta l’asticella più in alto riguardo al suo obiettivo attuale di riduzione del 20%” …. perché … “è nell’interesse dell’Unione di puntare ad un obiettivo in materia di protezione del clima del 30% entro il  2020, il che permetterà di produrre una crescita sostenibile, di creare posti di lavoro in più e di ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia». Tuttavia, a riconferma delle preoccupazioni per gli esiti della COP 18, il comma relativo a questo testo è passato con una maggioranza stringata di 331 favorevoli, 306 contrari e 9 astenuti.

Non sarebbe la prima volta che in una conferenza internazionale si trovino gli opportuni accordi all’ultimo momento. Ma questa volta la posta in gioco è troppo alta per essere affidata alle capacità negoziali di questo o quell’altro mediatore.

Il pianeta terra e noi suoi abitanti abbiamo bisogno di una responsabilità della politica che oggi, purtroppo, ancora difetta a moltissimi livelli.