Cooperazione internazionale: avremo una nuova legge?

Alla vigilia della pausa ferragostana, ci prendiamo due minuti per alcune considerazioni circa l’agognata riforma della legge 49/87: quella che, lo diciamo per i non addetti ai lavori, regolamenta da un quarto di secolo la cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese. Se c’è una certezza è la unanime convergenza di tutti i soggetti coinvolti sulla necessità di dotare il nostro Paese di una nuova legge più adeguata e adattata ai mutati contesti internazionali e alle evolute teorizzazioni in materia di cooperazione rispetto a quelli pur intuiti con lungimiranza 25 anni fa. Al di la di questo, resta aperto e tutt’altro che sopito il confronto tra le diverse opinioni e lo scontro tra i differenti interessi in gioco apertosi almeno 18 anni orsono, da quando cioè il compianto Ministro degli Esteri dell’epoca Beniamino Andreatta indisse il primo tavolo di dibattito per una riforma della 49.

Oggi lo stato dell’arte registra due percorsi paralleli: un primo avviato nelle aule di Palazzo Madama con l’adozione in Commissione Affari Esteri di un “testo unico” varato dai Senatori Tonini – PD e Mantica – PDL che andrà in discussione alla ripresa settembrina; un secondo voluto dal Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione Andrea Riccardi centrato su di un’ampissima partecipazione di soggetti istituzionali e non governativi che, mediante i lavori di 10 Gruppi tematici, dovrà portare ad un grande Forum agli inizi di ottobre dal quale uscire, secondo il Ministro, con il testo di riforma.

Per chi come il sottoscritto crede urgente riformare la cooperazione italiana, questa bicefalia legislativa non può che suscitare alcuni interrogativi. Anche perché, guardando gli esiti di un recente sondaggio on-line realizzato sa un sito specializzato si ha conferma di quella grande varietà e dispersione di “preferenze” che legittima i dubbi circa la possibilità di addivenire ad una soluzione di consenso, sia essa ricercata dentro le istituzioni, sia essa perseguita in esercizi partecipativi con la società civile e i protagonisti in campo.

Viene così da chiedersi quale sia il parere del Ministro Riccardi circa i lavori incorso a Palazzo Madama; o  domandarsi quali siano gli accordi o gli aggiustamenti conseguiti tra i vari “poteri” in gioco: da quelli del Parlamento a quelli del Ministro degli Esteri in carica Terzi di Sant’Agata che, dall’alto della sua posizione nella diplomazia italiana, non fa mistero della sua contrarietà ad alcune delle tesi chiave sostenute dal Ministro senza portafoglio a partire dallo stesso assetto istituzionale vigente che prevede appunto un Ministro della Cooperazione internazionale al di fuori delle sue competenze, per passare alla istituzione di una “Agenzia” che invece appare come un punto fermo delle ipotesi di riforma oggi sul tavolo.

Ma al di la di tutto ciò e delle tante altre questioni che si potrebbero porre, oggi soprattutto sorgono spontanei due fondamentali interrogativi che probabilmente valgono indipendentemente da quale sia il progetto di riforma che si predilige. Il primo riguarda i tempi: a conti fatti, gli spiccioli di legislatura che come massimo ci restano saranno sufficienti per approdare ad una nuova legge o questo sarà l’ennesimo tentativo a vuoto come i tanti visti nelle passate legislature? L’esperienza ci insegna  come senza una ferma volontà di Governo e Parlamento i pochi mesi che ci separano dalle urne sembrerebbero del tutto insufficienti a compiere questo percorso non privo di ostacoli e veti incrociati.

E poi, forse ancora più fondamentale, senza un chiaro pronunciamento del Governo in carica rispetto alla riallocazione di risorse finanziarie adeguate per una ripresa della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese a cosa serve questo accanirsi su strumenti legislativi che, qualunque sarà la loro origine e il loro gradimento, resteranno lettera morta come lo è oggi la “vecchia” Legge 49 che, sebbene superata, se dotata di un minimo di fondi potrebbe comunque consentire la realizzazione di iniziative e progetti utili e necessari ai poveri della terra.

(articolo pubblicato su Vita.it)