Il Presidente Napolitano e il diritto al lavoro

L’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Conferenza internazionale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, costituisce un precedente di altissima rilevanza. Soprattutto in considerazione dell’attenzione dimostrata ad una delle piaghe più drammatiche del nostro tempo: la situazione dei lavoratori nel mondo.

Basta citare alcuni dati per rendersi subito conto delle proporzioni drammatiche che ancora vigono nel mercato del lavoro globale: 150 milioni di minori sono attualmente inseriti in attività lavorative; solamente 1 persona su 5 nel mondo gode di una qualche forma di protezione sociale (assicurazione, pensione, assegni familiari, ecc.); la stima dei posti di lavoro necessari a ridurre la disoccupazione a livello mondiale si aggirano sui 600 milioni di posti di lavoro; e nella sola Italia sono 500 mila i lavoratori che lavorano sotto i cosiddetti “caporalati” gestiti dalle mafie e dalle organizzazioni criminali. Un crimine, questo, finalmente perseguito con la reclusione da 3 a 4 anni di carcere dopo che dal suo nascere i gestori di questo racket se la sono cavata con una ammenda pecuniaria spesso ammontante a soli 50 Euro!

Al quanto condivisibile, quindi, la richiesta avanzata dalle confederazioni sindacali italiane e delle loro reti internazionali in occasione del G20 del lavoro con la quale si richiede che entro il 2015 tutti gli Stati membri ONU definiscano ed adottino un piano di protezione sociale per i loro rispettivi lavoratori. Piani che dovranno tenere in debito conto l’Agenda per il lavoro decente, norma internazionale ancora oggi disattesa in moltissime situazioni e da moltissimi legislazioni nazionali.