MDGs: tre belle novità per il post-2015

Gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) si avviano ormai laconicamente  alla loro scadenza fissata nel lontano 2000 per il 2015. E in questa fase crepuscolare, per tempi e sostanza, la comunità internazionale tenta di battere qualche colpo per non lasciar cadere nel quasi vuoto le pulsioni che hanno consentito a quel Summit del Millennio di assumere impegni precisi, ancorché poco ambiziosi.  Tra tutti, mi pare che tre meritino di essere sottolineati: la proposta del Governo colombiano di sostituire gli MDGs con i più attuali 20 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs); la costituzione di un gruppo internazionale di consultazione sul post – 2015 che comprende rappresentanti della società civile; la nomina da parte del Segretario Generale ONU Ban Ki Moon di David Cameron quale presidente del nascente Comitato UN incaricato di rivedere gli MDGs prima della scadenza.

La proposta del Governo di Bogotà sarà sul tavolo della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile che si terrà a Rio de Janeiro i prossimi 20-22 giugno. Una proposta ben vista e sostenuta da buona parte della società civile proprio in virtù della sua azione di contrasto con l’imperante e onnipresente strategia della green economy assurta a nuovo paradigma di sviluppo.

In questa linea, e per ribadire l’irrinunciabilità degli Obiettivi almeno nelle misure e con i parametri quantitativi definiti nel 2000, si muoveranno i rappresentanti della società civile che saranno individuati con un meccanismo di elezione via internet tra gli aderenti alla Campagna “Beyond 2015“.

Infine, la nomina del primo Ministro britannico a presidente del Comitato ONU – si dice quale riconoscimento per aver mantenuto l’impegno dello 0,7% destinato alla cooperazione internazionale nonostante i tempi di crisi – lascia ben sperare circa la possibilità di almeno poter contare su processi seri di profonda valutazione delle pesanti inadempienze di molti Governi, a partire dal nostro, rispetto agli impegni assunti e di definizione di un quadro di prospettiva del post-2015 che garantisca un soffio di speranza a quei miliardi di persone che scandalosamente ancora oggi lottano per il cibo, l’acqua, l’istruzione e la loro dignità.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)