F-35: un primo stop dal Parlamento

Due buone notizie sono finalmente emerse ieri dal dibattito parlamentare: innanzitutto quella relativa all’approvazione della mozione presentata da diversi parlamentari e avente come primi firmatari gli onorevoli Pezzotta e  Sarubbi  sulla nota vicenda dei cacciabombardieri F35; la seconda che dopo tate azioni incontrastate intraprese da questo Governo, il Parlamento italiano ha temporaneamente riacquistato il proprio ruolo di decisore in materia di politiche del nostro Paese, ponendo uno stop alla proposta del Ministro della Difesa Ammiraglio De Paola.

La mozione approvata alla Camera impegna il Governo : “a subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma, al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano ….” e ad “assicurare la piena disponibilità ad approfondire il quadro delle scelte sommariamente enunciate dal Ministro della difesa, scelte che riguardano funzioni fondamentali per il nostro Paese, che possono essere formalizzate soltanto con decisioni assunte in Parlamento e non possono essere delegate a sedi di carattere tecnico-amministrativo”

Si è così sventato il tentativo del Ministro della Difesa di far passare tra le righe una falsa riforma delle forze armate italiane che, contrariamente a quanto declamato, non comportava una riduzione delle spese per il bilancio della difesa, ma al contrario liberava risorse – attraverso la riduzione del numero degli effettivi ancora oggi attestati sulle 180.000 unità e con il rapporto ufficiali / truppe più alto d’Europa – per utilizzarli tra l’altro per mantenere gli acquisti promessi dei micidiali ordigni di guerra.

Un primo passo importante è stato compiuto: ora occorre stare in guardia affinché l’applicazione della mozione approvata in parlamento abbia il dovuto seguito. La campagna “stop agli F35” ha incassato un grande risultato, e oggi si dimostra più che mai necessaria.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)