Riforma della difesa: un primo timido passo avanti

Il Ministro della Difesa, l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha presentato in Parlamento la riforma delle forze armate e i relativi tagli inferti al capitolo di spesa  per le spese militari. Ivi compresa la piccola riduzione del programma JSF /Joint Strike Fighter , per il quale i Governi precedenti si sono impegnati ad acquistare 131 dei  famigerati F35, per un costo totale di 131 Miliardi di Euro.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti e l’attuale Governo “tecnico” spesso sono riconosciuti come capaci di atti coraggiosi. Soprattutto laddove, in nome del necessario risanamento del bilancio dello Stato e della situazione economica del Paese, hanno imposto scelte drastiche, misure draconiane e di conseguenza grandi sacrifici a noi cittadini. Queste caratteristiche, al contrario, non sembrano corrispondere alle decisioni assunte in materia di spese militari e presentate in Parlamento dal Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

Pur riconoscendo la positività di aver finalmente rotto un tabù come la possibilità di ridurre le risorse allocate al bilancio della difesa del nostro Paese, come sino ad oggi sostenuto e praticato dai precedenti Esecutivi, tuttavia i tagli previsti dal Governo sulle spese per le forze armate non sono che un primo passo ancora non sufficiente, tenuto anche conto delle più volte denunciate esuberanza e disequilibrio delle risorse economiche e umane che fanno del nostro esercito il meno efficiente in Europa.

Lo stesso Ministro Di Paola ha finalmente condiviso questa nostra valutazione pur tuttavia prevedendo l’applicazione delle conseguenti correzioni nell’arco dei prossimi dieci anni. Un lasso di tempo difficilmente giustificabile quando, ad esempio, l’intervento attuato sulle pensioni degli italiani è stato concretizzato dalla sera alla mattina. Con qualche illustre lacrima in più, forse, si sarebbe potuto accelerare una riforma invocata da anni e anch’essa supportata da eloquenti dati oggettivi.

Ma oltre a ciò, non può essere condivisa la timidezza con cui si procede alla riduzione degli impegni assunti dall’Italia nel famigerato progetto JSF (Joint Strike Fighter) che prevedevano l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 . Il taglio annunciato di 41 unità, ovvero di circa il 30% rispetto all’impegno economico originario di 15 miliardi di Euro, evidentemente non ci soddisfa nella quantità, ma nemmeno nella sua strategia. Questa scelta parziale conferma infatti come ancora si pensi alla difesa della Patria e agli interventi di pacificazione all’estero unicamente riferendoli all’utilizzo delle armi e di micidiali ordigni di morte. Il nostro convinto parere, supportato da numerose esperienze sul campo, è che la pace, la democrazia e lo sviluppo sono prioritariamente raggiungibili  con la cooperazione allo sviluppo, il volontariato internazionale, la prevenzione dei conflitti, il rispetto dei diritti umani e, come sancito dalla nostra Costituzione, dalla difesa non armata e non violenta che ha nel Servizio Civile Volontario la più concreta occasione di messa in pratica. Tutti capitoli di spesa per i quali il decisionismo del Governo non ha esitato a tagliare o a non reintegrare le risorse disponibili, oggi praticamente ridotte a zero.

Per questo torniamo a chiedere al Presidente del Consiglio che prosegua con maggior determinazione nella strada indicata da questo primo gesto dimostrando al Paese che tra i “lussi” troppo costosi che non ci possiamo più permettere c’è anche quello di partecipare alla guerra globale. Se non per convinzione, almeno per coerenza.