Manovra Monti: necessaria ma non equa. Lo afferma anche la CEI

La manovra economica da 20 miliardi varata dal Governo Monti, ha provocato non poche reazioni di disappunto. Non solo tra partiti politici ,sindacati, società civile e moltissimi cittadini, ma anche da parte della stessa Conferenza Episcopale Italiana. Il vescovo Giancarlo Bregantini, Presidente della Commissione per  i Problemi Sociali e del Lavoro, ha dichiarato all’agenzia ANSA che “benché necessaria” la manovra poteva “essere più equa, si è fatto ancora poco. Si sono fatti passi ma potevano essere ancora più equanimi”.

Un giudizio che condivido appieno: manovra necessaria ma poco equa. Un modo diverso per dire quanto rappresentanti di partiti politici di diverso orientamento, dalla IDV alla Lega, hanno manifestato con linguaggio più crudo e meno delicato, ma convergente con la tesi che Monti abbia intrapreso la scelta più facile che, come dicono loro, non necessitava la statura di professori universitari.

Prelevare dai lavoratori dipendenti, agire sui ceti medi, rincarare la benzina, reintrodurre la ICI sulla prima casa, ecc. sono provvedimenti che colpiscono duramente la grande maggioranza dei cittadini, mentre si fatica a trovare tra le righe della manovra altrettanta determinazione nei confronti dei più abbienti. A partire dalle pensioni d’oro rimaste intonse in nome del principio di intangibilità dei diritti acquisiti palesemente violato, al contrario, con le nuove norme previdenziali. Si perché in tanti, stando a quanto si legge copiosamente su ogni sito e giornale in questi giorni, la pensano come il sottoscritto: le condizioni del  diritto alla pensione sono state definite, e accettate dai laboratori, alla stipula del contratto. Altrimenti, molti come me, pare, magari avrebbero fatto scelte diverse piuttosto che riscattare anni di Università e versare gli enormi contributi per anni prelevati dalle nostre buste paga.

Ma si sa: la certezza del diritto in questo Paese non vale per tutti allo stesso modo. Varrebbe la pena che così esimi professori analizzassero un po’ di più la situazione di altri Paesi che, Francia in testa con i suoi 35 anni di contributi richiesti per godere della pensione, hanno debiti ben più ridotti di quelli italiani avendo agito su altre leve quali la lotta all’evasione fiscale e l’applicazione della “patrimoniale”. Chissà se il Parlamento, come preannunciato da alcuni suoi esponenti di rilievo a partire dal Segretario PD Bersani, avranno fatto questo esercizio e voteranno la necessaria manovra, ma con qualche aggiustamento alla sua equità.