Presentato il Rapporto UNEP sulla “green economy”

Lo scorso 16 novembre, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – UNEP (United Nation Environmental Programm) – ha pubblicato il suo ultimo rapporto sulla sostenibilità dello sviluppo. Con il testo “Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication” l’agenzia ha volute insistere sulla necessità fattibile di passare ad uno sviluppo fondato sull’economia verde quale condizione per garantire una crescita sostenibile. La penuria di materie prime, l’esaurimento delle risorse fossili, e soprattutto il grado di inquinamento cui è sottoposto il nostro pianeta impongono alcune scelte drastiche da attuare da qui al 2050.

SI legge nel Rapporto che “Se le questioni finanziarie e commerciali sottintese nel  concetto di green economy devono essere ancora approfondite – sottolinea l’Unep – è ormai unanimemente riconosciuto che il nostro modello economico attuale (basato sulla sola crescita del Pil) ha comportato una cattiva ripartizione del capitale lordo ed una distribuzione iniqua della ricchezza». E ancora : «Un investimento del 2% del Pil mondiale  in 10 settori economici chiave potrebbe, da solo, produrre una transizione dal nostro modello economico attuale (inquinante e inefficace) verso una green economy. Conseguentemente, un numero crescente di Paesi intraprende delle attività miranti ad accelerare questa transizione».

Il 2% del PIL mondiale, percentuale ragionevole se confrontata con la posta in gioco della sostenibilità del nostro futuro, andrebbe sempre secondo UNEP investito in agricoltura, energia, costruzioni, distribuzione dell’acqua, forestazione, pesca, manifattura, gestione dei rifiuti, turismo e trasporti. In particolare, sottolinea il rapporto, “La messa in atto di pratiche agricole sostenibili provocherebbe un aumento dei rendimenti e dei profitti per questi agricoltori  locali. Globalmente, un investimento compreso tra 100 e 130 miliardi di dollari nell’agricoltura biologica (entro il 2050), migliorerebbe la qualità del rendimento dei suoli delle principali culture. Questo rappresenterebbe un aumento del 10% in rapporto alle previsioni delle strategie  business-as-usual. Dato che la maggior parte di questi agricoltori sono donne, i benefici prodotti saranno probabilmente ridistribuiti nelle loro famiglie e comunità».

La parola ora, passa ai politici ed ai decisori internazionali che stanno avviando i primi negoziati in vista della Conferenza RIO+20 di giugno 2012 che tratterà per l’appunto le questioni dello sviluppo sostenibile. A loro la responsabilità di decidere pensando solo agli interessi di oggi o, invece, preoccuparsi del futuro delle generazioni a venire.