37° sessione del CFS-FAO: un passo nella giusta direzione

La scorsa settimana si è conclusa la 37° sessione del Comitato per la Sicurezza alimentare mondiale (Committee of World Food Security o CFS) insediato presso la Fao dando un segnale chiaro dell’importanza della questione politica della ‘terra’ e della partecipazione delle Organizzazioni sociali e dei piccoli produttori alle decisioni strategiche per la vita delle nostre comunità. Quattro giorni di intensi dibattiti su un solo articolo del documento centrale nel negoziato sulla terra cui hanno preso parte le delegazioni degli Stati membri, 37 imprese transnazionali e oltre 250 delegati di più di 200 organizzazioni sociali di tutto il mondo.

La valutazione del lavoro svolto è sostanzialmente positiva. La società civile organizzata è riuscita ad attivare una dinamica di partecipazione efficace e rappresentativa   acquisendo risultati importanti come, ad esempio, aver ottenuto che i discussi principi stilati dalla Banca Mondiale sugli Investimenti Responsabili in Agricoltura (RAI), che avrebbero, di fatto, funzionato come ombrello per l’acquisto di terre su larga scala e investimenti di privati senza alcuna valutazione di impatto, saranno rivisti e negoziati dai Governi il prossimo anno, solo dopo l’approvazione finale delle Linee Guida Volontarie della Fao sulla gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste.

E’ stato approvato dal Cfs il 70% delle Linee Guida Volontarie dopo lunghi negoziati che  hanno per la prima volta nell’ambito delle Nazioni Unite dato pari dignità ai Governi e delegati delle organizzazioni sociali. Un riconoscimento arrivato anche dall’articolo 8.2 delle Linee guida, dove viene sancita la centralità del ruolo dei piccoli produttori di cibo nella difesa della sicurezza alimentare e della stabilità sociale. Tuttavia, la posta in gioco è ancora alta,  tanto che si è chiesta una sessione straordinaria del CFS a inizio 2012.

La società civile  ha raggiunto risultati significativi anche con il dibattito sugli investimenti agricoli.  I leaders contadini hanno riportato alla realtà le sessioni di dibattito con un’eloquenza inconfutabile che ha sventato il tentativo di far dimenticare che i produttori di piccola e media dimensione producono la maggior parte del cibo consumato nel pianeta e assicurano dei tasca propria la maggior parte degli investimenti in agricoltura. La campagna di legittimazione del fenomeno del land grabbing  è stata smascherata. La verità ha cominciato a emergere, anche nei dibattiti tra Governi, tanto da far ammettere al Direttore Generale per l’Agricoltura della Repubblica del Sudafrica  che “il settore agricolo commerciale di larga scala ha dimostrato di essere un disastro per la sicurezza alimentare e una minaccia per l’ambiente”.

La delusione, per contro, è arrivata con  le decisioni prese per quanto riguarda la volatilità dei prezzi alimentari.  Un fenomeno che sta impoverendo sempre più sia i coltivatori, che non riescono a vedere giustamente remunerato il proprio lavoro, che i consumatori, incapaci di reperire sul mercato merci a prezzi equi. Su questo punto purtroppo il CFS ha perso un’occasione importante, limitandosi a riproporre le ricette già suggerite dal G20 e demandando di fatto le decisioni al vertice tra le venti maggiori economie del mondo, trascurando le vere esigenze della maggioranza degli abitanti del pianeta.