Volontari e militari: due metri e due misure

Il successo della società civile che, all’indomani della notizia del decreto “cancella-volontari”, si è mossa all’unisono dimostrando come la sinergia possa ottenere risultati non scontati è stato una grande soddisfazione. Peccato che, poco dopo, a smorzare la gioia della vittoria è arrivata la conversione in Legge del resto del testo, in particolare per quanto riguarda i costi delle missioni e gli stanziamenti per le attività della società civile e delle ONG nei contesti dove sono presenti le missioni militari italiane.

Proviamo a vedere, ancora una volta, la questione da vicino. Con questo post, infatti, penso di concludere la “trilogia” dedicata all’iter di conversione in Legge del Decreto 107/2011. Così almeno penso, probabilmente sino al prossimo tentativo di demolizione della cooperazione allo sviluppo e del volontariato sempre possibile da parte di un Governo come quello in essere che pare provarci ad ogni occasione propizia.

La vicenda è iniziata lo scorso 12 luglio quando il Consiglio dei Ministri, approvando il rifinanziamento delle missioni militari all’estero, ha colto l’occasione per tentare di sopprimere quel poco che resta di riconoscimento dei volontari e dei cooperanti ai sensi della Legge 49 vigente in materia di cooperazione allo sviluppo. Ieri, alla Camera dei Deputati, la conclusione, con l’approvazione di un testo nel quale vengono “soppressi” gli articoli che modificavano la 49 che, convertito in Legge e una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ripristinerà i diritti acquisiti dalle ONG in materia di invio di volontari e cooperanti.

Come in diverse altre situazioni, l’attacco al volontariato è stato respinto da quanti nel volontariato ci credono con non poche risorse investite, sforzi profusi e bile ingoiata, ma fortunatamente, conseguendo un grande risultato reso possibile dalla sensibilità e vicinanza di alcuni parlamentari sensibili alle nostre istanze e consapevoli del valore e dell’importanza del lavoro delle ONG e del volontariato.

In sede di bilancio finale di questa vicenda, tuttavia, non possiamo astenerci dal tornare sul dato complessivo e scandaloso di uno stanziamento, quello riservato alle missioni militari, che torna a crescere. E questo, nel bel mezzo della tanto evocata crisi economico-finanziaria che, al contrario, ha legittimato i drastici tagli apportati alla spesa pubblica da parte del Ministro Tremonti, in particolare a quelli inerenti la “spesa sociale”.

Alla fine, a conti fatti, la spesa che in questo 2011 graverà sui contribuenti italiani per sostenere i militari in missione ammonta a ben 1.607 milioni di Euro: cento milioni in più rispetto al 2010. Infatti, per il computo totale occorre sommare gli 811 milioni di Euro già spesi nel primo semestre dell’anno, i 744 previsti con il provvedimento approvato ieri in Parlamento e i 52 milioni per reclutare il personale militare di qui a fine anno. Una cifra enorme, in controtendenza con le ridondanti affermazioni di forze politiche della stessa maggioranza, come ad esempio la Lega, che promettevano riduzione dei costi  e che stride con i miseri 16,5 milioni di Euro promessi per la cooperazione civile che, con tutta probabilità, non saranno mai disponibili.

Inevitabile ribadirlo: questo Governo continua a puntare su di una “presenza armata” nella comunità internazionale, mentre abdica ad ogni impegno, assunto o futuro, per riposizionare l’Italia tra i grandi Paesi donatori che fanno della solidarietà e dei diritti umani i pilastri su cui costruire un futuro di giustizia e di pace per tutti.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)