La criminale accoppiata speculatori – agenzie di rating

L’accoppiata speculatori finanziari e Agenzie di rating sta mettendo in ginocchio le economie del mondo intero. I primi, dopo aver fatto saltare nel 2008 il mercato immobiliare a partire da quello USA, hanno ancora in questi mesi aggredito le derrate alimentari (commodities) facendo schizzare i loro prezzi ai massimi storici a soli tre anni di distanza dalla crisi alimentare precedente di fine 2007. Le conseguenze gravissime vanno dall’enorme e incontrollabile volatilità dei prezzi che continua a mettere in crisi le Borse mondiali e, quel che più conta e preoccupa, fa crescere il numero delle persone che nel mondo soffrono la fame per mancanza di accesso al cibo. Il dato FAO relativo registra oltre un miliardo di persone che vertono in questa incresciosa situazione, con un aumento di 200 milioni di individui negli ultimi tre anni. Su tale questione si è addirittura mosso il Presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick, certamente non conosciuto come un “progressista”, il quale nella sua esortazione pronunciata lo scorso 6 luglio in occasione del 40° anniversario della costituzione del CGIAR (Consultative Group on International Agricultural Research) ha dichiarato che “i prezzi del cibo alti, incerti e volatili, sono l’unica grande sfida alla quale si deve confrontare il mondo in via di sviluppo”. Un’affermazione che, detta da lui, richiama pressantemente ad occuparsi della vicenda e alla quale non possiamo aggiungere che questa sfida dovrebbe anche essere quella più importante per il mondo sviluppato e le istituzioni internazionali da esso controllate.

I secondi, le principali agenzie di rating mondiali, che sembrano ormai dedicarsi con prepotenza e insistenza a precedere le scelte politiche e le libere considerazioni dei mercati nei confronti di esse, sapendo di poter così influenzarne le evoluzioni e le conseguenze. Probabilmente, in combutta con gli speculatori che, se informati all’uopo, traggono ulteriori profitti economici dalle mosse dei guru della certificazione. Anche in questo caso una personalità eminente come il Presidente Napolitano, per citare un esempio di casa nostra, è dovuto intervenire nei primi giorni della scorsa settimana, per scongiurare interventi preventivi, quindi discorsivi, delle agenzie di rating sulla manovra finanziaria del Governo. La posta in gioco, lo sappiamo tutti, era la reazione dei mercati a fronte della classificazione che le agenzie avrebbero assegnato alle misure adottate dal nostro Paese per rimettersi in riga con i conti pubblici. Forse è venuto il momento di escludere queste agenzie dalle valutazioni delle istituzioni pubbliche, come proposto dal Direttore Generale di UNCTAD (United Nation Commission on Trade and Development) all’apertura del Simposio annuale dell’Organizzazione internazionale tenutosi a Ginevra lo scorso 22 giugno. Un’altra autorevole affermazione alla quale non ci resta che aggiungere la necessità di riflettere su come quotatissime agenzie furono le artefici di quel capolavoro che causò il crollo di Wall Street avendo assegnato un punteggio altissimo a Leeman Brother poche ore prima del crack e del suo conseguente fallimento. Un caso analogo a quello che nel 2007 portò al fallimento la società Enron.

Forse è venuto il momento di mettere davvero regole e controlli a questi signori che lucrando sulla pelle della povera gente e di noi tutti piccoli risparmiatori si godono la vita navigando sugli yatch e  guadagnando somme incredibili che da sole rimetterebbero in sesto le economie mondiali.