Il Governo mette fine al volontariato internazionale

Nel bel mezzo dell’Anno Europeo del Volontariato, con due righe lapidarie inserite nel decreto di proroga delle missioni militari all’estero, il Consiglio dei Ministri ha deliberato, lo scorso 12 luglio, di porre fine al volontariato internazionale. Ai commi 14 e 15 del Decreto Legge n° 107/11, si legge che sono abrogati gli Articoli dal 32 al 34 della Legge 49/87, ovvero le norme che prevedono l’invio di cooperanti italiani nei progetti di sviluppo nei Sud del mondo nonché i benefici dei quali  potevano godere i volontari, e che l’articolo 31 della stessa Legge, quello relativo all’invio dei volontari, viene modificato nel senso di accollare ogni costo afferente alle ONG d’invio. Così, da giovedì scorso gli Uffici preposti alla registrazione dei contratti dei volontari e dei cooperanti presso il Ministero degli Affari Esteri, alle ONG che chiedono di poter inviare risorse umane nei loro progetti rispondono semplicemente che ciò non è più possibile. Dopo aver sacrificato il volontariato impegnato in Italia sull’altare del pareggio di bilancio e del rigore dei conti pubblici, ecco che dalla scorsa settimana anche il volontariato impegnato nei Paesi in Via di Sviluppo viene soppresso in un batter di ciglia. Lo Stato italiano e questo Governo non nuovo a colpi di mano di questa portata, hanno deciso di abbandonare a se stesso chi dedica parte della propria vita al servizio degli altri, spesso rappresentando anche l’unica faccia credibile di un Paese deriso dalla comunità internazionale dati i suoi continui e reiterati disimpegni a livello globale. Per risparmiare pochi milioni di Euro, il Governo Berlusconi butta alle ortiche cent’anni di storia e di tradizione e, ancor più grave, toglie un’altra possibilità soprattutto per le fasce giovanili di rendersi utili, esercitare una cittadinanza responsabile e, perché no, trovare un’occupazione socialmente utile. In un momento dove scarseggiano principi morali ed etici, cultura della responsabilità e senso di solidarietà con i più deboli un governo intelligente sosterebbe chi dimostra di sapersi impegnare in prima persona anche facendosi carico di sopperire alle manchevolezze di uno Stato in piena crisi economica ed istituzionale. La retorica sui diritti, sulla partecipazione, sulla sussidiarietà, sulla cittadinanza attiva e quant’altro diventano stucchevoli e nauseanti ritornelli che non si sopportano più. Non ci resta che sperare nell’intervento parlamentare che entro 60 giorni dovrà convertire il Decreto in Legge dello Stato. Noi abbiamo già fatto presentare gli emendamenti necessari per lo stralcio della norma killer. Ora, oltre al pressing al quale invitiamo tutti ad unirsi, la palla passa alle Aule di Camera e Senato che almeno in questo caso, speriamo ristabiliscano quanto sino ad oggi è stato considerato, sempre e da tutti, un diritto acquisito e una delle cose belle del nostro Paese.