NO TAV: dissenso e violenza

L’infiltrazione dei cosiddetti black block nella protesta degli abitanti della Val di Susa contro la realizzazione della TAV Torino – Lione rischia di buttare la civiltà di una manifestazione che da lungo tempo sostengono i cittadini della zona in una azione deprecata e deprecabile. Non è la prima volta che elementi violenti e criminali insozzano le espressioni di dissenso, a volte anche dure ma mai violente e sanguinose, di parti della società civile del nostro Paese gettando fango e discredito su azioni pacifiche e, di conseguenza, legittime.

Non mi sento di entrare in valutazioni di merito della protesta organizzata da una maggioranza, e questo sarebbe un dato da prendere in considerazione, quanto di riproporne una di metodo. Partendo dal fatto che, mi sembra questo un dato di fatto, reputo irresponsabile prevedere, come avvenuto in questa storia di casa nostra, l’assunzione di decisioni con evidente significativo impatto sulla vita di comunità locali senza un loro pieno coinvolgimento nella decisione stessa. Gli effetti nefasti del dirigismo che solo in alcuni casi infervora i nostri decisori politici sono ormai all’ordine del giorno. Ciò vale per lo smaltimento dei rifiuti a Napoli, per la localizzazione delle discariche, per la determinazione dei siti dove costruire centrali elettriche e nucleari o per la destinazione dei rifiuti tossici prodotti nei nostri Paesi ricchi e industrialmente avanzati. Oggi, vale anche per la TAV nella Val di Susa. in tutti questi esempi,  è facile assistere ad un irresponsabile “scaricabarile” conseguenza di una mentalità egoistica e localistica secondo la quale vale il principio per cui si è d’accordo con il sopportare i “costi del progresso”, a patto che questi non ricadano su di noi.

In seconda battuta, penso che il caso specifico della TAV ripropone un interrogativo inquietante che mi riporta con la memoria ai tragici fatti di Genova in occasione del Vertice del G8 del 2002. Da dove sbucano questi Black Block? Chi li fomenta? Perché colgono ogni occasione buona per destabilizzare e discreditare manifestazioni che dovrebbero trovarli in sintonia? E soprattutto, come è possibile che, come nel caso di Genova, gli efficienti servizi di sicurezza più o meno segreti del nostro Paese non sappiano prevenire le loro azioni di guerriglia e i loro atti vandalici e criminali? Sembrerebbe che laddove non si riesce ad addivenire ad una soluzione e ad un consenso, o perlomeno ad un quieto vivere, entrano in campo queste forze oscure lasciate libere di spaccare, incendiare e saccheggiare ogni cosa.

I cittadini della Val di Susa hanno il diritto di avere la nostra comprensione e andrebbero accompagnati in una decisione per loro alquanto difficile, e non biasimati e messi all’indice come meri oppositori al necessario progresso. Ad essi, altresì, oggi è richiesta una ferma condanna e una netta distinzione dai facinorosi dimostrata con ogni azione e tutta la collaborazione possibile con le forze dell’ordine impegnate a bloccare le violenze e smascherare i criminali e  i giochi che stanno dietro ad essi.