Le parole non fermano gli speculatori e non riempiono la pancia di chi ha fame

Un asse immaginario sta collegando in queste ore Ginevra con Parigi. Nelle due capitali europee, infatti, si stanno rispettivamente svolgendo il Simposio pubblico annuale di UNCTAD (l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo) e il G20 dei Ministri dell’Agricoltura. In entrambe le sedi, la parola d’ordine che sta riempiendo i dibattiti e i documenti è “porre fine alle speculazioni finanziarie”. Le operazioni di miliardi di dollari al giorno condotte da pochi potentissimi operatori finanziari sulle principali Borse mondiali, dopo aver fatto saltare il mercato immobiliare americano e aver provocato una prima crisi globale alla fine del 2008, a soli tre anni di distanza, intervallo così breve da non aver precedenti nella storia economica mondiale, nei primi mesi di quest’anno hanno fatto nuovamente schizzare alle stelle i prezzi delle materie prime agricole.

La ripresa economica sia del mondo industrializzato, sia soprattutto dei Paesi più poveri, non può prescindere dal porre regole e controlli sulla finanza internazionale impazzita che, lucrando e speculando anche su ciò che la Nazioni Unite considerano un diritto fondamentale come l’accesso al cibo, sta vanificando i pur ingenti sforzi e annullando le draconiane misure intraprese dai Governi di tutto il mondo  per porre rimedio alla difficilissima congiuntura in cui vertono le economie mondiali. Questo è il nostro parere, ma è anche quanto affermato a Ginevra in apertura del Simposio UNCTAD il suo Segretario Generale Supachai Panitchpakdi.

Le Organizzazioni di Società civile internazionali da tempo si affannano nel ricordare come la precedente crisi abbia indotto le istituzioni italiane, europee e internazionali a evocare la necessità impellente di nuove regole. Il futuro Presidente della Banca Centrale Europea, l’ex Governatore di Banca Italia Mario Draghi, ha speso tempo e sforzi nel presiedere lo Stability Finacial Forum, la struttura voluta proprio per l’individuazione di un nuovo ordine finanziario globale, e ripetutamente sollecitato i governi nazionali ad applicare politiche di austerità e di “rientro” dall’enorme esposizione debitoria degli Stati, non solo della fallimentare Grecia. Tra queste, il Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, la rete di otre 270 realtà di società civile che ho l’onore di presiedere, proprio nei giorni scorsi ha inviato una lettera aperta a Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Agricoltura chiedendo una presa di posizione netta dell’Italia alla riunione del G20 agricolo. Lo ha fatto, tra l’altro, citando due dichiarazioni dello stesso Berlusconi che prima, in occasione del vertice di Pittsburgh, aveva comunicato per iscritto ai paesi partner che “Le attività speculative hanno determinato in larga parte tali fluttuazioni dei prezzi, con un forte impatto negativo sulle vita delle persone. Mentre l’intermediazione finanziaria è necessaria, la volatilità eccessiva nei mercati delle commodity non può essere spiegata solo dai fondamentali economici e rappresenta una minaccia alla crescita globale”; poi, alla vigilia del Vertice G20 di Seul, aveva nuovamente ribadito che “Questi eventi, nonché l’eccessiva volatilità nei mercati delle materie prime, non derivano esclusivamente da fattori economici e devono essere affrontati tramite misure appropriate”.

Quando alle parole seguirà qualche fatto concreto? Se lo chiedono un miliardo di persone che nei Sud del mondo non sanno se domani mattina disporranno di che mangiare .