Referendum: tutti a votare SI

Alla fine, è arrivato anche il SI definitivo della Corte Costituzionale. Così domenica 12 e lunedì 13 gli italiani sono chiamati ad esprimersi nel merito dei quattro Referendum sulla privatizzazione dell’acqua, sulle centrali nucleari e sul cosiddetto legittimo impedimento. Come ad ogni occasione di consultazione popolare attraverso lo strumento del referendum, la battaglia si gioca essenzialmente sul raggiungimento del quorum: se il 50% più uno dei cittadini andrà alle urne, infatti, facile prevedere come scontata la vittoria dei SI.

Dato che, a parte i pronunciamenti di queste ultime ore da parte delle Lega, le altre forze politiche sembrano esserne consapevole, comprese quelle di maggioranza, il risultato sembra essere alla portata. Ovviamente, lo dico dal punto di vista di chi i Referendum li ha promossi. Ma la cosa imbarazzante è come, non a caso, si stanno avvicendando dichiarazioni e prese di posizione tendenti a mitigare l’inevitabile impatto negativo determinato dagli  esiti delle urne. Dopo la sconfitta della maggioranza di governo alle ultime amministrative, infatti, un ulteriore capitolazione sui quesiti referendari avrebbe il sapore di una sfiducia popolare nei confronti dell’Esecutivo e del suo leader. Forse per questo, il Governo si è affrettato in prima battuta a tentare la via dell’incostituzionalità dei quesiti sul nucleare, notoriamente quello “trascinatore” della partecipazione al voto, poi a dichiarare che qualunque esito non avrà conseguenze di tipo politico, ed infine ad affermare, per bocca del Premier, che “se gli italiani non vogliono le centrali” il Governo si adeguerà alla volontà dei cittadini. Il tentativo di confondere il volere del popolo con il populismo è sin troppo evidente all’intelligenza degli italiani.

Tuttavia, dal punto di vista di una persona impegnata nei Comitati Promotori dei due referendum sull’acqua e sul nucleare, ciò che sta a cuore è lanciare un ultimo accorato appello agli italiani per recarsi a votare. So bene che, nel caso di consultazioni di questo tipo, il non recarsi alle urne è espressione, in molti casi, di una precisa volontà politica. Contribuire al non raggiungimento del quorum, infatti, è una delle tattiche possibili. Eppure, per tacitare chi anche dai banchi dei partiti di opposizione ha contestato la promozione dei referendum sostenendo il possibile boomerang che avrebbe prodotto il non raggiungimento del quorum, personalmente ho contrastato questa posizione sostenuta da parlamentari del PD del calibro del costituzionalista Stefano Ceccanti, resto dalla parte di chi come il nostro Presidente della Repubblica considera un dovere rispondere alle consultazioni elettorali di qualunque tipo esse siano con la partecipazione attiva e responsabile.

Domenica e lunedì, quindi, tutti alle urne per esprimere quattro SI. Non tanto per un obiettivo politico, ma soprattutto per un futuro migliore del nostro Paese e di tutti noi cittadini.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)