Istanbul – la Santa Sede chiede un cambio del paradigma di sviluppo

Alla penultima giornata dei lavori della Conferenza sui PMA di Istanbul, l’intervento di S.E. Mons. Silvano Tommasi, Nunzio Apostolico della Santa Sede alle Organizzazioni delle Nazioni Unite a Ginevra, ha portato una ventata di speranza ed un afflato di coerenza ed eticita’. Richiamando I principi della Dottrina Sociale della Chiesa, Mons. Tommasi ha lanciato un forte richiamo ai Governi e alle Istituzioni presenti in nome della giustizia, della responsabilita’ sollecitando azioni coerenti e concrete.

“Il paradigma di sviluppo implementato per i PMA negli ultimi anni ha dimostrato la sua inefficacia”, ha affermato Tommasi, “ la crescita di 3 milioni di poveri all’anno dal 2002 al 2007 e il fatto che il 59% della popolazione nei PMA africani vive con meno di 1.25 dollari al giorno” sono i dati che lo stanno a dimostrare. “La crescita che si ottiene grazie al settore estrattivo”, ha continuato, “ e’ oggetto di molte controversie circa la distribuzione dei guadagni e l’impatto sulle comunita’ locali, e crea lavoro e progetti proiettati solo nel breve periodo”. `

Secondo il presule, il contesto di miseria e poverta’ nel quale vivono le popolazioni dei PMA richiede la promozione di “una nuova architettura dello sviluppo ……. fondata sullo sviluppo umano sostenibile” che ha come pilastri quelli fissati da piu’ di quarant’anni dall’insegnamento di Paolo VI nella Populorum Progressio e dai suoi successori, sino a Papa Benedetto XVI con la Caritas in Veritate. “Rispetto della dignita’ umana, protezione dei diritti umani, cura del creato, partecipazione comunitaria, sussidiarieta’ e solidarieta’” sono i pilastri che devono rifondare uno sviluppo umano a vantaggio di tutto l’uomo e di ogni persona vivente.

A questo sono chiamati gli Stati, secondo il Nunzio, a garantire cioe’ che i beni comuni e l’ordine siano instaurasti nei loro rispettivi territori. Per far cio’, secondo Tommasi, occorre sostenere l’agricoltura, fermare il land grabbing e promuovere una riforma agraria efficace e giusta dato che “2.5 miliardi di persone dipendono dall’agricoltura per il loro sostentamento quotidiano e … l’80% delle terre in Africa Sub-sahariana sono occupate da poveri senza titoli di proprieta’” . Ma ogni intervento in agricoltura, sarebbe vano senza una riforma delle regole commerciali internazionali. La conclusione del Doha Round, l’eliminazione delle tariffe e dei dazi per i prodotti di provenienza dai PMA, la lotta alla volatilita’ dei prezzi e il controllo degli hedge fund, il potenziamento di UNCTAD, e l’aumento delle risorse destinate allo sviluppo devono accompagnare da subito gli sforzi intrapresi dai Paesi poveri verso uno sviluppo umano piu’ degno e piu’ giusto.

Parole che aspettavamo e che condividiamo completamente. Ai Governi, ora, farle proprie e tradurle in atti e scelte di giustizia.