Istanbul – IV Conferenza ONU sui Paesi Meno Avanzati

Si e’ aperta ad Istanbul la IV Conferenza delle Nazioni Unite sui Paesi Meno Avanzati (PMA). Una definizione “politically correct” con la quale la comunita’ internazionale classifica i 48 Paesi piu’ poveri del mondo. Realta’ dove si concentrano quell miliardo di persone che soffrono la fame, non hanno accesso all’acqua potabile, vivono come meno di 1 euro al giorno e dove le pandemie come AIDS, Malaria e tubercolosi hanno percentuali da brivido e mietono ogni giorno centinaia di vittime innocenti, soprattutto da donne, vecchi e bambini.

Forse anche per questo, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, nel suo discorso di aperture ha voluto definire la Conferenza di Isatnbul come “una delle piu’ importanti degli ultimi dieci anni”.

Ai lavori stanno partecipando 40 Capi di Stato, 10 Vice Presidenti, 94 Ministri e 47 Direttori di Organizzazioni Internazionali. Numeri importanti che aumentano le attese per gli esiti della Conferenza e che mettono ancor piu’ in risalto la totale assenza di esponenti del Governo italiano che hanno delegato la partecipazione a qualche alto funzionario della Farnesina.

I risultati attesi sono ambiziosi, il lavoro da svolgere imponente. Basti pensare che da quando nel 1971 i Paesi ricchi hanno dato il via all’assistenza ai PMA, solo 3 di essi – Botswana, Capo verde e Maldive – sono riusciti ad uscire da questo agone della poverta’, mentre il numero totale dei Paesi classificati come PMA e’ passato da 25 ai 48 attuali. Un insieme di Stati che oggi rappresentano il 13% della popolazione mondiale, ma solamente l’1% della ricchezza del globo (PIL).

Governi, Organizzazioni Internazionali e Organizzazioni di Societa’ Civile sono convenuti qui a Istanbul per riaffermare che il mondo non puo’ essere a due velocita’ e che il ritmo e il modello dello sviluppo che la comunita’ internazionale deve adottare non possono che essere quelli che prevedono una piena integrazione dei piu’ poveri i quali, se lasciati emarginati e abbandonati al loro destino, non consentiranno anche a quelli ricchi di garantirsi un futuro stabile, prospero e sicuro.

Sono impegni che dovranno essere sanciti al termine della Conferenza prevista per Venerdi’ prossimo e tradotti in azioni concrete e vincolanti per tutti i Governi, sia quelli dei Paesi ricchi, sia quelli dei Sud del mondo. I primi chiamati a manetenere gli impegni precedentemente assunti e a coordinare i rispettivi interventi, quelli poveri   a dimostrare progressi concreti nella loro governance democratica e nella trasparenza della gestione delle risosrse loro assegnate. Per entrambi, come ricordato dall’ex Presidente della Banca Mondiale Wolfenson, il gigantesco impegno a sconfiggere la corruzione e il malaffare che ancora troppo inficiano i risultati delle azioni di cooperazione in favore delle popolazioni povere di tutto il pianeta.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)