Federalismo: se il buon giorno si vede dal mattino …..

Negli ultimi mesi di questa convulsa legislatura, molto si è parlato di federalismo. Sotto la spinta, a tratti il ricatto, della Lega il Governo ha approvato il tanto sospirato, e contestato, decreto legge per devolvere parte delle proprie competenze alle amministrazioni regionali. Senza qui commentare i problemi contemporaneamente innescati con i tagli applicati ai trasferimenti delle risorse agli Enti Locali, che per locali conseguenza si dovranno rifare sulle tasche dei rispettivi cittadini aumentando i prelievi fiscali o privatizzando parte dei servizi pubblici, voglio riprendere alcune questioni che potrebbero essere considerate un primo banco di prova del nuovo assetto della governance nazionale. Una distribuzione di oneri e guadagni che, come opportunamente a più riprese sottolineato dal capo dello Stato, non può prescindere dalla contemporanea applicazione del principio di solidarietà e di equità tra territori.

Mi riferisco alla questione dell’accoglienza degli immigrati dalle sponde Sud del Mediterraneo in fuga dalla cruente repressioni dei rispettivi regimi, alla programmazione dell’istallazione delle centrali nucleari, a quella delle legislazioni e dei finanziamenti regionali in materia di politiche sociali, infine alla riforma in atto della Politica Agricola Comunitaria (PAC) in discussione al Parlamento Europeo. Ambiti al quanto diversi tra di loro che, proprio perché poco attigui per natura, settore, interlocutori e destinatari, possono costituire una esemplificazione di qualcosa di carattere generale e trasversale.

Nel primo caso, solo un intervento centralistico-autoritario ha imposto alle Regioni una suddivisione delle “quote” di ripartizione dell’accoglienza; nel caso delle centrali nucleari, a parte l’opposizione prevedibile dei Governatori dell’opposizione, rimane  la posizione assunta dai Presidenti di Regione afferenti al centro destra che hanno sostenuto la scelta del Governo, ma a patto che le nuove istallazioni non fossero previste sui territori da essi amministrati – fatto salvo per la Regione Abruzzo e Molise che hanno dato disponibilità ben sapendo che essendo regioni “a rischio sismico” non vi sarà alcuna possibilità di procedere in tal senso; le politiche sociali rispondono oggi ad almeno 12 diversi approcci e principi generali che rischiano di innescare pericolose discriminazioni tra cittadini del Nord e del Sud Italia; infine tutti a favore della linea del Governo centrale in merito ai nuovi criteri distributivi degli incentivi agli agricoltori, ma a patto che questi non riducano i privilegi conseguiti in passato per i produttori  delle loro rispettive regioni o che si proceda ad escamotage compensativi.

Se il buon giorno si vede dal mattino …… sembra ci dovremo preparare per una brutta giornata.