Governo italiano propone rifugio sicuro per Gheddafi

Che la via di uscita per la soluzione della crisi libica sia quella di sostenere un cambio di regime, quindi un allontanamento del dittatore Gheddafi, ci trova tutti d’accordo; che quella per lo stesso colonnello sia individuare un Paese che, non aderendo alla Corte Penale Internazionale , lo possa ospitare un po’ di meno.

Questa ipotesi, che potrebbe sembrare raccolta in qualche intercettazione telefonica tra sostenitori occulti del rais di Tripoli, è stata considerata da un Sottosegretario del Ministero degli Affari Esteri del nostro Paese. Il senatore Alfredo Mantica, e esponente di spicco di AN e oggi sottosegretario del Governo Berlusconi, ha sostenuto questa tesi in una  intervista rilasciata il 28 marzo scorso al quotidiano Avvenire nella quale, inoltre, si avventura in un totopaese sino a restringere la rosa delle possibili candidature ad accogliere lo comodo ospite allo Zimbabwe di Mugabe ed al Venezuela di Chavez. Due altri dittatori ben conosciuti sulla scena che, su questo a ragione Mantica, potrebbero ospitare Gheddafi in quanto non aderenti alla Corte e a capo di Paesi aiutati “politicamente, militarmente o economicamente” dal regime di Tripoli.

Ancora una volta, stando alle idee del Sottosegretario, il diritto internazionale e la giustizia dovrebbero essere sacrificati alla realpolitik; di nuovo, l’occasione per riaffermare la cogenza dei sistemi sanzionatori, pochi ed insufficienti, di cui si è dotata la comunità internazionale sfuma sotto gli effetti degli stratagemmi degli intrallazzi politici, diplomatici e degli interessi economici conniventi con i peggiori crimini commessi contro la dignità e la libertà delle persone.

Può darsi che quella di Cameron e Sarkozy sia la “vecchia Europa”, come afferma Mantica sostenendo come l’asse franco – britannico risponda a schemi di desueta diplomazia dal sapore coloniale ed evocando, al contrario, l’efficacia del ruolo di mediazione che potrebbe giocare l’inedita  accoppiata Berlusconi – Erdogan, ma di certo vorremmo essere rassicurati che affidare la mediazione a chi sino a ieri ha sostenuto Gheddafi con cospicui finanziamenti e fatto affari con lui per facilitare la penetrazione del sistema affaristico italiano non porti a nuovi inciuci e sotterfugi indecorosi con chi oggi sta perpetrando una delle peggiori repressioni ai danni della popolazione che chiede maggiore libertà.

Riformare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, partendo proprio dalla revoca del diritto di voto che oggi detengono tra gli altri Francia e Gran Bretagna, è una battaglia che il Sottosegretario Mantica e l’intero Governo sanno quanto sia da me condivisa e sostenuta; ma non vi potrà essere riforma alcuna senza contemporaneamente rafforzare le istituzioni sovrannazionali necessarie al mantenimento di un ordine mondiale equo, pacifico e più giusto. Anche quando queste vanno a colpire gli “amici” e, magari, per qualcuno  rischiano di ledere qualche interesse di troppo.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)