La Germania tassa i volontari disoccupati

Gli effetti della crisi economica in corso, veri o presunti che siano, continuano a falcidiare gli interventi governativi a favore del volontariato e della spesa sociale in genere. E questo non solo nel nostro Paese, ma anche nella Germania federale che sino ad oggi ha costituito un caso esemplare per l’intera Europa.

Infatti, mentre in Italia è ormai largamente risaputo come la Legge di stabilità per il 2011 abbia drasticamente ridotto  gli stanziamenti per il terzo settore – dalla cooperazione allo sviluppo al fondo per i non autosufficienti, passando per il cinque per mille e colpendo praticamente tutte le voci di bilancio relative al welfare – è di pochi giorni fa la denuncia della Paritatischer Wohlfahrtsverband – l’associazione di rappresentanza di oltre 10 mila associazioni di terzo settore – del fatto che  il Governo di Angela Merckel ha inferto una notevole e discriminatoria riduzione dei sussidi al volontariato. In particolare la denuncia si riferisce alla sospensione dei sussidi sino ad oggi concessi ai disoccupati che facevano volontariato. Il sito web del Ministero delle finanze tedesco continua a promuovere lo slogan “aiutare conviene” con il quale finora sosteneva il programma di defiscalizzazione dei rimborsi spese percepiti dai disoccupati – volontari che, ad esempio, insegnavano la lingua tedesca ai migranti, si impegnavano in associazioni ricreative e sportive o fornivano assistenza ad anziani non autosufficienti. Parimenti, l’agevolazione fiscale concessa ai disoccupati-volontari veniva accordata anche ai pensionati che si dedicavano volontariamente ad opere sociali. Tuttavia, nei giorni scorsi il governo ha annunciato di voler tassare tali rimborsi alla stregua di  reddito percepito, per di più precisando che tale misura sarà applicata unicamente ai disoccupati di lungo periodo, mentre l’esenzione fiscale resterà in vigore per i volontari che hanno un impiego. Per i pensionati, invece, percepire rimborsi per la loro opera di volontariato potrà comportare la riduzione sino ad un terzo dell’ammontare della loro pensione. Una norma che Eberhard Juttner, il Presidente della Paritatischer Wohlfahrtsverband, ha giustamente bollato come discriminatoria e inaccettabile.

Da sempre sostengo che la crisi economica in corso costringe a rivedere con ragionevolezza e responsabilità ogni capitolo della spesa pubblica degli Stati, e resto convinto che anche le realtà di terzo settore debbano farsi carico delle difficoltà in cui vertono i bilanci pubblici dei loro rispettivi Paesi. Altresì, ho anche sempre sostenuto e tutt’oggi resto convinto che ridurre gli investimenti nel sociale sia una scelta miope, rischiosa e alla lunga più costosa. Miope perché non investe sul futuro in particolare dei giovani; rischiosa perché porta ad un inasprimento delle tensioni e delle reazioni da parte di un numero crescente di cittadini caduti nell’agone della povertà assoluta o relativa; più costosa sul lungo periodo perché chi erediterà contesti sociali impoveriti si troverà a sostenere spese maggiori di quelle che basterebbero oggi a mantenere uno stato sociale efficiente. I flussi migratori con i costi che essi comportano, sia sul piano sociale che su quello economico, dovrebbero essere esempio sufficiente per riconsiderare le scelte fatte.

Se a tutto ciò si aggiunge la sconsideratezza di disincentivare il volontariato che oggi sopperisce in moltissimi casi al disimpegno dello stato, la situazione assume toni grotteschi, per non dire drammatici.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)