Rosy Bindi: ancora un gesto di classe, coerenza e responsabilità

L’unica persona che poteva declinare l’offerta di Nichi Vendola fatta a Rosy Bindi di essere la candidata Premier del centro sinistra non poteva che essere la stessa Presidente del Partito Democratico. E infatti, Rosy Bindi ieri ha dichiarato di non essere disponibile precisando inoltre che “con Pierluigi ci siamo capiti subito: non ci lasceremo dividere”. Quindi, per la Bindi, l’unico candidato premier è e resta il Segretario del PD.

Ma proviamo a riflettere al di la delle dichiarazioni dei due leader politici. Iniziando a dire che la mossa del Presidente della Regione Puglia è a mio avviso una delle più lucide e strategiche sul piano della tattica politica. Proporre, contemporaneamente alla dichiarazione di disponibilità a rinunciare alla corsa alle primarie del centro sinistra, di candidare una donna, cattolica, di riconosciuta coerenza personale ed esperienza politica, e per di più Presidente del maggior partito di opposizione, suona molto di fine strategia politica strumentale ad almeno due obiettivi: innanzitutto per aver manifestato un’idea difficilmente rifiutabile – chi si assume l’impopolarità di opporsi ad una proposta così lucida, coerente e popolare? – e poi per il probabile effetto dirompente tra le varie correnti, ancorché negate, interne al PD che in caso di esito porterebbe a rafforzare le tensioni secessioniste interne al partito che potrebbero portare a convergenze ed alleanze in nuove formazioni gradite al leader di Sinistra e Libertà.

Il plauso all’abilità politica di Vendola, solo minimamente affievolito dal constatare come anche il “nuovo che avanza” utilizzi le vecchie tattiche impiegate sinora dagli inamovibili “baroni” della partitocrazia italiana, va di pari passo con l’ammirazione per la signorilità e l’incorruttibilità di Rosy Bindi che lascia ancora speranze per un reale rinnovamento dello stile e dei comportamenti della politica italiana.