Giù le spese militari … tranne che in Italia

Con una decisione shock per gli inglesi, il premier britannico David Cameron ha annunciato il licenziamento di 38 “eroi” della guerra in Afganistan e la riduzione dell’esercito di qualche migliaio di unità. Tutt’altro che una decisione assunta per disprezzo o sottovalutazione dell’apporto patriottico offerto dai militari impiegati con il contingente in Medio Oriente, piuttosto una scelta impopolare, almeno per la maggioranza dei cittadini oltremanica, dettata dalla contrazione delle risorse pubbliche causato dalla congiuntura economica mondiale.

La riduzione delle spese militari di Cameron, peraltro, non è il primo caso tra i Paesi impegnati sul fronte bellico mediorientale: prima di lui la Cancelliera Angela Merkel in occasione delle “finanziaria” del 2010, il Presidente Sarkozy, che ha ridotto le truppe all’estero, e lo stesso Barack Obama che ha ingaggiato una battagli serrata con il Congresso statunitense, in particolare con i senatori Repubblicani assoldati dalle lobby dei produttori di armi, per bloccare o almeno ridurre i finanziamenti all’ambizioso e alquanto costoso programma di costruzione dei nuovi cacciabombardieri F35.

Fa riflettere il fatto che solo le contingenze economico-finanziarie abbiano potuto smuovere i governi belligeranti, mentre altre questioni a mio avviso ben più rilevanti sul piano etico non hanno sortito alcun effetto. Nemmeno un ripensamento o un dubbio di coscienza. Ad esempio il numero delle vittime civili e quindi nella maggioranza dei casi innocenti  e non coinvolte direttamente nelle azioni belligeranti o in atti terroristici. Nello stesso giorno dell’annuncio della decisione da parte di Cameron, la rivista “PLoS Medecine” del King’s College di Londra ha reso noti i dati delle vittime civili della guerra in Iraq d marzo 2003 a marzo 2008. Un numero impressionante che si eleva a 92.614 persone per la maggior parte donne e bambini.

Tuttavia, in questo caso non resta che dare il benvenuto alla crisi economica mondiale se essa serve a ridurre gli sprechi di denaro pubblico per la produzione e la commercializzazione di armi e, ben più grave, per mietere vittime innocenti in giro per il mondo alimentando le pance dei trafficanti e dei terroristi di ogni genere e bandiera. “Tutto bene quel che finisce bene” …… tranne che da noi in Italia. Fatta eccezione per le mire espansionistiche e notoriamente  immorali del governo cinese, l’unico altro Governo che continua ad aumentare gli stanziamenti per le spese militari resta quello italiano. Nonostante le borse vuote, stando a quanto ci racconta il nostro Ministro dell’Economia Tremonti, nonostante l’inefficacia dell’impiego dei militari all’estero ai fini della buona reputazione con gli “alleati” della coalizione impegnata in medioriente definitivamente minata dalle note vicende di politica nazionale, il Governo Berlusconi  seguita ad incrementare gli stanziamenti per le spese militari. Oggi, sono 10 volte di più di quanto si investe per l’educazione.