Migranti dal Nord Africa: nessuna sorpresa, li aspettavamo !

E’ una frase odiosa, ma non possiamo che ripeterla: lo avevamo detto! Tutto il mondo del volontariato lo dice da almeno dieci anni: le condizioni di povertà estrema, fame, ingiustizia a tutti i livelli della vita sociale delle popolazioni dei Paesi dei Sud del mondo costituiscono terreno fertile per l’acuirsi di tensioni che nel momento in cui esploderanno avranno ricadute incontrollabili anche nei cosiddetti Paesi ricchi del Nord del mondo. Invece, da anni, i governi di ogni colore politico non fanno altro che proclami di buone intenzioni a cui non sono mai seguiti gesti concreti. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha definito i flussi migratori di questi giorni paragonabili a quelli dopo la caduta del muro di Berlino. Per questo, ha detto Maroni “è assolutamente necessario che venga convocato urgentemente un consiglio dei capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione europea. L’Europa deve avere una strategia comune”. Peccato che mentre la caduta del muro di Berlino non era prevedibile, questa, invece, lo era. Nonostante tutto diciamo “meglio tardi che mai”, dato che il Ministro dell’Interno è lo stesso che fino a qualche giorno fa ha preferito la politica dei respingimenti a quella della corresponsabilità. Da anni i volontari internazionali e i cooperanti mettono in guardia di come il Nord africa si stava trasformando in una polveriera di malumori. Ed ecco, l’esplosione tanto temuta e attesa, c’è stata. Dalla Tunisia adesso lo schema della rivolta popolare si sta abbattendo come un domino su tutto il Magreb. Di questa mattina è la notizia che i venti della rivoluzione stanno iniziando a soffiare in Libia dove a Bengasi e a Tripolimanifestanti hanno cantato slogan premendo per le dimissioni del primo ministro Baghdadi al-Mahmoudi. Come in Egitto e Tunisia, anche qui gli organizzatori delle proteste stanno utilizzando i social network per estendere la partecipazione della popolazione alle manifestazioni di rivolta. E la stessa cosa sta succedendo in Algeria. Pur comprendendo e condividendo la preoccupazione espressa dalla Commissione Europea per la violenza delle proteste non possiamo tacere sulla grave impreparazione delle nazioni dell’Unione di fronte a una situazione che non può essere considerata un’emergenza, che comunque la politica avrebbe avuto il dovere di intercettare, e che invece è stata sempre sottovalutata.

(articolo pubblicato su Repubblica.it)