2011 – Anno Europeo del Volontariato: non solo celebrazioni, ma misure concrete di sostegno

L’Unione Europea ha deciso di dedicare questo 2011 al volontariato. A dire il vero, cosa ad oggi meno conosciuta, il nuovo anno sarà quello del volontariato anche per le nazioni Unite che, a distanza di dieci anni da quel 2001 che fu il primo nel quale si volle dare enfasi a questo settore di attività divenuto costituente per le democrazie moderne, ripropongono all’attenzione delle istituzioni e delle opinioni pubbliche il valore, i principi e la valenza dell’azione volontaria. Nel nostro Paese, secondo i dati ISTAT relativi all’ultimo censimento pubblicato nel 2006 che sarà aggiornato nei prossimi mesi, sono 21.021 le associazioni di volontariato che contano su 826 mila volontari e 12 mila dipendenti, che garantiscono servizi a circa 7 milioni di cittadini, in particolare dei ceti vulnerabili e poveri del nostro Paese, e registrano un “fatturato” annuo di 1.630 milioni di Euro. Se a questi si aggiungono le persone che svolgono attività di volontariato in maniera saltuaria, il numero complessivo delle persone che in Italia fanno volontariato si impenna a oltre 3 milioni. Numeri e cifre che chiaramente riflettono l’importanza di un settore senza il quale una buona parte di servizi essenziali che dovrebbero essere garantiti dallo Stato verrebbero meno, provocando al Paese un aggravio sociale ed economico non indifferente.

Bene quindi che la UE e le Nazioni Unite vogliano sottolineare la fondamentalità del ruolo di utilità sociale del volontariato che, lo speriamo, servirà da pungolo alle istituzioni e i Governi nazionali. Purché il tutto non si limiti alle pur necessarie e comprensibili celebrazioni di rito. Nel corso di questi anni, infatti, il volontariato è stato costantemente oggetto di ridondanti discorsi plaudenti e incensatori, nel mentre si praticavano tagli e riduzioni drastiche sulle misure di sostegno da parte dello Stato. Per questo mi permetto di suggerire tre proposte concrete che, se accolte, darebbero significato e sostanza alla lodevole iniziativa UE-UN e convincerebbero della coerenza tra parole e fatti del nostro Governo.

La prima, consiste nell’inserimento nei curricula delle scuole di ogni ordine e grado di “insegnamenti” tesi a suscitare una cultura del volontariato e della solidarietà in tutti gli studenti, non solo per poter disporre anche in futuro di questa forza vitale, ma anche per formare le nuove generazioni ad una cittadinanza responsabile. La seconda, è la richiesta di approvare entro l’anno la tanto agognata “legge di stabiilizzazione” del 5 x mille, da un lato per dare un segnale concreto della volontà di incentivare il sostegno dei privati cittadini alle associazioni di terzo settore, dall’altro per porre fine alla defatigante quanto frustrante mobilitazione che ogni anno, in occasione della “finanziaria”, le associazioni devono mettere in campo per garantire che questa misura non sia falcidiata dalla mannaia del taglio della spesa. La terza, infine, è che si proceda rapidamente al completamento del percorso intrapreso da anni per promuovere uno “statuto del volontario europeo”. Uno strumento che sarebbe utile ad una maggior armonizzazione delle normative nazionali e propedeutico ad ingenerare una maggior consapevolezza della cittadinanza europea alla quale, soprattutto i giovani di oggi, saranno chiamati a corrispondere.

Articolo pubblicato su Repubblica.it